Oggi la sfida della famiglia riguarda tutti: in una maniera o nell’altra veniamo da una famiglia, andiamo verso una famiglia o stiamo in una famiglia. E comunque anche se uno una famiglia non l’ha avuta la sua sfida esistenziale è metabolizzare questo fatto cioè l’assenza di una cosa così importante, l’assenza di una realtà che è fondante. Noi tutti, nella parte iniziale della nostra vita, costituiamo il nostro carattere, il nostro modo di essere. Diventiamo quello che siamo. La tua forma sarà quella che hai preso nella tua età della formazione. Se vengo da un ambiente da cui fuggo, in cui non ho avuto pace, questa cosa me la porterò sempre con me.
Ma che cosa vuol dire affrontare la sfida della famiglia? In ogni famiglia ognuno ha la sua parte e per quanto mi riguarda quello di cui vorrei parlare ora, è il ruolo del padre.
Oggi fare il padre è difficile – o meglio – fare il maschio è difficile…c'è una grossa crisi della mascolinità. Abbiamo una interpretazione goffa e imbarazzante della mascolinità causata da un attacco frontale alla figura dell’autorità che va avanti da diversi secoli.
Prima c'era il padre padrone, quella figura di padre che viveva ( e avolte ancora vive) di un' obiettiva ingiustizia nel rapporto tra uomo e donna. La condizione femminile è stata per tanto tempo una condizione infelice, sotto il peso di un esercizio "peccaminoso" dell’autorità da parte del maschio. Ma attenzione! Questo non vuol dire che l’autorità sia sbagliata, ma vuol dire che è esercitata male!
Adesso invece c'è il problema opposto: oggi come oggi chiunque abbia un autorità è antipatico per natura. A prescindere. Questo però è un assurdo, perché una vita senza disciplina non si da. La vita senza autorità è disordine. Abbiamo bisogno dell’autorità , dell’esercizio dell’autorità. Avere buoni maestri è una grazia immensa, ed avere ottimi padri è una cosa urgente per questa generazione. Dov’è il problema? Il problema è che pare che sia sbagliato rispondere alla "chiamata" maschile...Lo devi fare ma senza esagerare perché altrimenti ricadi nel vecchio schema. E quindi?
E quindi diventa importante capire quali sono i ruoli della madre e del padre, oggi, spesso, troppo confusi. Ci sono delle peculiarità dell'uomo e della donna che sono meravigliose: è splendido essere donna così come è splendido essere uomini. Ciascuno con le proprie caratteristiche e con la propria natura. Padre e madre hanno un ruolo specularmente complementare: la donna deve accogliere la vita, l'uomo la deve custodire...
Natura intima del ministero maschile è l’oggettività, è la responsabilità, è la custodia, è la protezione. Natura intima (e meravigliosa) della femminilità è la vita, è l’accoglienza della vita, è il generare la vita ed è la tenerezza. E’ viscerale il rapporto con la madre, mentre è oggettivo il rapporto con il padre.
Padre (nell’antica semantica della parola patèr in greco) vuol dire recinto...Il padre quindi è il confine, colui che ti dice no, che ti protegge attraverso i suoi no, ed è colui che ti dice chi sei. Se non hai nessuno che ti dice di no, tu non sai chi sei. Se ti dico che come è fatta l’Italia, tu disegni i confini, cioè dove finisce. Il confine, quindi, è l’identità.
Tutti noi abbiamo bisogno di misericordia e di verità. La misericordia te la deve insegnare tua madre. La verità, l’oggettività , la serenità e la sicurezza te la deve insegnare il padre. E' chiaro che entrambi avranno anche l’altro ruolo, ma c’è una supremazia naturale, bella, sana e santa!
1 giorno fa





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