giovedì 29 novembre 2018

Che cos’è il carico mentale?


Il fenomeno corrisponde a tutto il lavoro invisibile che permette di far funzionare efficacemente un ambiente domestico. Prima di parlare di suddivisione dei compiti nella coppia, si tratta di tutte le piccole cose alle quali le donne pensano di continuo. Pensare che presto non ci sarà più carta igienica è che bisogna aggiungerla sulla lista della spesa, che bisogna prendere appuntamento dal medico per i richiami del vaccino, prenotare i biglietti del treno per quest’estate, trovare un di sotto nero e un di sopra bianco per la festa di fine anno, rinnovare le iscrizioni alle attività dei bambini… Per potersi dedicare a queste cose, o anche per delegarle, bisogna anzitutto porvi il pensiero, ed è appunto questo che Emma denuncia nel suo fumetto: troppo spesso la donna resta sola a pensare a tutto, laddove il partner si pone in un atteggiamento attendista e trova logico che gli si chieda di fare le cose. La donna diventa allora il “capoprogetto del focolare”. Questo fenomeno la sociologa Susan Walzer l’aveva già identificato nel 1996 nel suo studio intitolato “Thinking About The Baby”. Dopo aver intervistato 23 coppie che avevano avuto figli nel corso dei precedenti 12 mesi, ne deduceva che le donne si assumono i pesi legati all’educazione del bambino e alla manutenzione dell’ambiente domestico già sul piano mentale, emozionale e intellettuale. La sociologa constata che le donne si preoccupano, organizzano e delegano più del loro compagno. Anche quando i lavoretti domestici sono equamente suddivise con il padre, sono sempre loro quelle che cominciano a stabilire la lista delle cose da fare. Insomma, tutto quello che avrebbe espresso Emma.Sotto il link della disegnatrice, su Facebook, sono fioccati gridi dall’anima di mogli, madri e concubine. Ad esempio Maëlle scrive: «Mi parla così a fondo che mi ha fatto piangere! Eppure ho un convivente di cui non posso affatto lamentarmi, che fa un sacco di cose che neanche devo stare a chiedergli di fare. Ma sto sempre a pensare a quello che va fatto, a casa e fuori. Non mi riposo mai…»

Prima di diventare così virale in Francia, l’argomento era già stato oggetto di polemica Oltreoceano, lo scorso dicembre, quando Ellen Seidman, mamma di tre bambini, aveva condiviso sul proprio blog un poema sul fenomeno: «Sono quella che si rende conto di…». E spiegava: «Il dentifricio è già finito, come pure il collutorio al gusto di gomma da masticare e il filo interdentale». «Sono io quella che si rende conto che… non abbiamo più barrette di cereali, merendine, frutta secca o compresse di legumi, e tanti altri snack che ci salvano la vita». Ed enumerava tutti i pensieri stressanti che ogni giorno si aggiungono alla to do-list mentale delle donne.
Un fenomeno percepito differentemente a seconda delle età della vita
La donna sembra perseguitata dal fenomeno del carico mentale in ogni momento della propria vita: che sia una ragazza che convive, una neomamma o una moglie agguerrita.

Camille, 30 anni e madre di due bambini piccoli, commenta: «Prima di sposarmi e di avere bambini, già risentivo il fenomeno in cose semplicissime come il fatto di pensare a comprare il dentifricio, riflettere sulla decorazione dell’appartamento… ho l’impressione che gli uomini invece abbiano la tendenza a lasciarsi trasportare, dal momento in cui si mettono con qualcuno». Eppure afferma che tutto questo le scivolava abbastanza addosso, prima di aggiungere: «La cosa cambia con l’arrivo del primo bambino».

Nel suo fumetto, Emma descrive il circolo vizioso nel quale restano impantanate le giovani mamme. Mentre il papà torna al lavoro appena 11 giorni dopo il parto, la madre si ritrova a smaltire tutto un ventaglio di cose da fare per gestire la quotidianità del neonato. Alla ripresa del lavoro, la donna preferirà continuare a fare quelle cose invece che delegarle al padre… semplicemente per fare prima.

«Durante la gravidanza, tutto il carico mentale riposa naturalmente sulla madre, poiché è lei che porta il bambino. È lei che prende gli appuntamenti per le ecografie, cura di essere seguita dal medico…», confida Camille. «In maternità, visto che si ha tutto il tempo da dedicare al bambino, s’innesca tutta una dinamica: per forza di cose si ha più tempo per comprare i vestiti del bambino, preparare i pasti e curare gli appuntamenti medici. Ma l’altro non si rende necessariamente conto dello stato di spossatezza che rappresenta questo carico mentale. Alla fine ci si sente incomprese. Dopo la nascita del mio secondo figlio avevo la percezione che questo carico diventasse una piovra, ed ero arrivata talmente vicina al burn-out che non vedevo l’ora di tornare a lavorare».

È proprio alla ripresa del lavoro che casca l’asino, allorché la mamma fatica molto ad assumersi insieme il proprio carico mentale personale e professionale. Per Camille, «malgrado tutto cerchiamo di tenerci questo carico mentale per mantenere il legame col bambino. Però bisogna saper mollare la presa e agire rapidamente fin dalla ripresa, prima di trovarsi totalmente sommerse».

Come fare del carico mentale un progetto portato in due?
Mollare la presa prima di trovarsi sommerse, la questione è proprio lì. Alcuni internauti l’hanno ben capito, come David, che sotto al fumetto di Emma commenta: «Se volete che la smettiamo di essere dei meri “esecutori”, forse dovreste smetterla voi di dirci – quando facciamo qualcosa senza prima consultarvi – che la stessa si sarebbe dovuta fare in altro modo, anzi che non bisognava farla affatto… Certo che facciamo le cose in modo molto diverso, rispetto a voi, ma c’è poco da discutere: è il nostro modo di fare. Quando uno si abitua a sentirsi sempre dire che non bisognava fare così, e ci si sente dire come le cose vanno fatte, alla fine si rassegna ad attendere semplicemente le direttive e gli “ordini”». Chi non si riconosce nell’analisi di David scagli la prima pietra.Isabelle Nicolas, terapista di coppia, conferma l’importanza del saper passare la mano all’altro: «Non si tratta di delegare, ma di passare la mano e lasciar fare chi di dovere. Se le cose non vengono fatte come si vuole che vengano fatte, bisogna tenersele così e mordersi la lingua».

Secondo lei, il carico mentale non è una fatalità femminile e possiamo decidere di ripartirla in seno alla coppia: «Una coppia e una famiglia sono due adulti che creano un sistema. Niente va a posto spontaneamente. Se uno si aspetta che le cose si organizzino da sé, non accade niente e uno dei due finisce per gestire tutto da solo. Bisogna realmente decidere di ripartire il carico mentale tra marito e moglie, e che ciascuno diventi capoprogetto nel proprio settore».

Come in un’impresa, si tratta di fare brainstorming per mettere in atto un sistema che corrisponda bene al progetto di vita della coppia. Questo ingranaggio potrà certamente evolversi col mutare delle situazioni professionali e delle aspirazioni personali dei coniugi. Così si potrà essere una volta “capo del progetto spese” e poi passare alla gestione del progetto delle attività extrascolastiche dei bambini in un altro momento della vita. L’essenziale è che ciascuno gestisca il proprio progetto dalla A all Z, e questo include evidentemente il carico mentale legato all’argomento. Eppure Isabelle insiste sul fatto di non avere un àmbito riservato: «Anche quando si è capoprogetto, bisogna sempre consultare l’altro, che non deve diventare uno straniero a casa propria».

Per mettere in opera un’organizzazione che funzioni, Isabelle consiglia di scrivere nella propria agenda professionale i compiti personali da gestire, ma pure di avere un calendario di riferimento, a casa, dove sono annotati gli imperativi di ciascuno. Se un giorno uno ha una riunione a un’ora inattuale, l’altro deve saperlo per potersi organizzare e far evolvere la propria gestione del progetto.

«L’importante è non restare ficcati in un sistema che non ci aiuta. Se sopraggiungono in uno dei due un cambiamento di stato d’animo o un esaurimento, bisogna parlarne per cambiare la procedura prima di sentirsi completamente sommersi. In ogni caso, se si vive male qualcosa e non si dice niente, si porta la responsabilità che la cosa perduri».

E prosegue: «C’è una soddisfazione indicibile nel gestire insieme l’ambiente domestico: si crea un’ammirazione reciproca! Che bello sapere di poter contare sull’altro coniuge, che bello ammirare che contribuisca a tenere in piedi il nostro progetto di vita comune!». Tra due buoni consigli, Isabelle condivide pure una bella frase, che suo marito dice regolarmente ai loro amici e alle giovani coppie che preparano al matrimonio: «Non è che aiuto mia moglie: io gestisco con lei la nostra casa». Da rifletterci su…

lunedì 9 gennaio 2017

Leonesse


di Silvana De Mari.

Oggi ci fermiamo un attimo e parliamo di leonesse. E quindi di leoni.
Ho già accennato che sto per fondare la brigata "due più due fa quattro", dove combatteremo fino alla morte per difendere l'ovvio. Il mio post dove spiegavo l'assoluta differenza e complementarità tra maschi e femmine, è rimbalzato sul web, raccogliendo numerosi commenti. Rispondo a uno dei più buffi: le leonesse, che sono femmine, sono vere combattenti. Le leonesse non sono combattenti: le leonesse sono semplicemente carnivore. Una leonessa in quanto femmina ha la competitività e l'aggressività molto basse. Se voi vi trovate davanti a una leonessa, la leonessa vi sbrana, ma voi, come il vostro cagnolino che le ha fatto da aperitivo, come la gazzella tanto carina, come lo gnu neonato, non siete qualcuno con cui compete: voi siete pappa. Una dolcissima leonessa vi sbrana senza per questo essere aggressiva, esattamente come la mia dolcissima nonna andava a tirare il collo a una gallina tutte le volte che uno dei suoi figli aveva il raffreddore ( o qualsiasi altra patologia nota) e bisognava fare il brodo di pollo per curarlo ( il brodo di pollo cura tutto). La dolcissima leonessa non sbrana la gazzella, lo gnu, il cagnetto, voi con aggressività, esattamente come la foca non ci mette aggressività a mangiarsi le aringhe, la balena a mangiarsi il krill, e la vacca a mangiarsi l'erba ( siete sicuri che gli steli non soffrano?) L'aggressività, che è potente solo dove c'è testosterone, è quella tra due tizi della stessa specie, non tra un rappresentante di una specie e la sua pappa. La pappa sta nella casella pappa, la competizione con individui della stessa specie sta nella casella aggressività, e qui ci va il testosterone. Sono due caselle diverse. La leonessa non è meno brava del leone a cacciare, ma non è capace di difendere il territorio dove cacciare. Un carnivoro è un carnivoro; quello che mangia e la capacità di procurarselo non hanno nulla a che fare con l'aggressività , che è interspecifica ( all'interno della stessa specie) e la competitività, anche essa interspecifica. La leonessa può muoversi e cacciare e allevare i suoi cuccioli solo all'interno di un territorio, un territorio segnato e difeso da un maschio.I maschi difendono il territorio, come sanno i proprietari di cani maschi e i postini. Difendono il territorio gallo e toro e smettono di farlo se si amputano le gonadi: bue e cappone non difendono il territorio. Mi sto ripetendo perché secondo me questo concetto non è chiaro nella mente di molti. La leonessa Marisa ha avuto i cuccioli dal leone Marco. Può cacciare con serenità nel territorio segnato e protetto da Marco. Quando arriva il branco di iene Marco le allontana, quando arriva il bufalo, ci pensa Marco, non Marisa. Quando arriva un altro leone Pippo , Marco deve cacciarlo. Se Pippo fosse più forte e uccidesse Marco, dopo di lui ucciderebbe i suoi cuccioli, li ucciderebbe davanti a Marisa, che non ha la potenza di fermarlo, così che senza cuccioli lei torni rapidamente all'estro, lui possa montarla e avere dei cuccioli suoi. Lo stesso avviene tra i leoni marini, le foche e un mucchio di altri. Se non c'è il padre a proteggerli, altri maschi uccidono i cuccioli per avere i loro discendenti con quella femmina. Esattamente quello che succede alla fine della guerra di Troia: il figlio di Ettore ucciso e sua madre che diventa schiava. Dove non c'è più il loro padre a proteggerli, i cuccioli aumentano il rischio di essere uccisi. Ho raccontato questa storia per chiarire che l'idea che madre natura è un'arcigna megera. (Che noi uomini siamo tanto cattivi, mentre gli animali sono angelici è una delle ennesime fesserie di questa epoca) e per spiegare che la violenza fa parte della vita. Ci vogliono i leoni maschi per proteggere i cuccioli. e questo vale anche per noi. Io ho sempre saputo che se qualcuno mi avesse toccato, mio padre lo avrebbe fatto a pezzi, anche a costo di morire nell'impresa, e questo era il suo compito. Ora immaginiamo che Marisa sia un'ottima cacciatrice, e dica "Io sono mia" io non ho bisogno di nessuno, io sono stufa, io il territorio me lo difendo da sola, e manda via Marco: i suoi figli non hanno più difesa.
Quando non c'è più un uomo, quando il padre è morto, o se ne è andato, o è stato mandato via, in una di queste disastrose evenienze aumenta il livello di ansia dei figli, a volte cominciano gli attacchi di panico. Noi femmine il territorio non lo sappiamo difendere, non lo sappiamo difendere perché non è compito nostro, e quando il padre non c'è più i figli stanno svegli di notte, perché gli orchi esistono, non è vero che non esistono, non è vero che si fermano a parole. I popoli dove il maschile ha travolto il femminile e lo ha azzittito, il mito della guerra di conquista domina ogni pensiero. I popoli dove il femminile prevale sul maschile non hanno più la capacità di difendere il territorio e credono che la libertà e la vita siano possibili senza combattere. Perché se un uomo ha tutta la sua potenza, se la sua donna non gliela ha tolta col disprezzo, ma anzi l'ha aumentata, stando dalla sua parte sempre facendo il tifo per lui, un uomo è in grado di difendere il figlio. Un uomo è in grado di dare un pugno sul tavolo e dire no, al figlio che vuole farsi di spinelli che vuole andare al rave party. Dove non c'è un uomo, un padre è più facile a un sedicenne con gli attacchi di idiozia che a 16 anni sono la norma dire la fesseria del secolo che è "smetto di andare a scuola, che sono stufo" "smetto di lavarmi" "smetto di uscire dalla mia stanza". Per favore non mi scrivete che a casa vostra è zia Carmela che la mette giù dura e Zio Ugo è un mollaccione. Stiamo parlando di statistica: il 90 % delle donne è più accogliente del 90% degli uomini. Il 90% degli uomini ha più coraggio e senso dell'autorità del 90% delle donne. Voi siete un'eccezione? Fate parte del 10%. Una minoranza. Dove c'è un uomo e tutta la sua potenza il compagno della madre dell'amichetta non entra nella casa dove c'è la bambina di sei anni e lei non volerà dalla finestra. I pedofili hanno la capacità incredibile di localizzare il bambino che non ha un padre che lo difenda con tutta la sua ferocia. In effetti i grandi paladini della pedofilia hanno avuto come primo scopo l'abbattimento dell'autorità paterna, prima bisogna levare di torno Marco. Chi sono i grandi paladini della pedofilia? Quelli che hanno scritto a suo favore? Jean-Jacques Rousseau, Simone de Beauvoir e ovviamente Jean-Paul Sartre, Daniel Marc Cohn-Bendit detto Daniel il Rosso perché il 68 lo ha cominciato lui. Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che può essere considerato il profeta dell'educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come L'Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell'ospizio dei trovatelli. Quest'uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate .
Cfr. R. Guiducci, La Storia di un contestatore sconfitto, pagg. 1-68 (pag. 32); in J.-J. Rousseau, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci; traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, pag.28.
Jean Paul Satre Simone de Beauvoir (1908-1986), Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori . gli articoli erano su Liberation,
Simone de Beauvoir, ha lavorato due anni nella radio di Vichi, era una collaborazionista filonazista.
Nel 1943 fu sospesa dall’insegnamento. In realtà aveva sedotto una giovanissima allieva, ma per metterla nel letto di Sartre, con cui ha avuto sempre dei rapporti servili, topo padrone e schiava.
in realtà molta parte delle sinistra post sessantottina inneggia alla libertà sessuale del bambino, e al crollo del tabù borghese, come viene chiamato. Anche la Gran Bretagna non scherzò.
Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della “liberazione sessuale dei bambini”, il quotidiano francese Monde, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia
Ha firmato un manifesto a favore della pedofilia , pubblicato su Liberation.
Insieme a quell'altro genio di Sartre.
Ma se non abbatti il padre, alle pudenda del bambino non ci arrivi. Prima occorre trasformare le donne in vittime e i maschi in carnefici , poi hai mano libera non solo sui bambini , ma su tutti. Dove la famiglia sia annientata il potere dello Stato (maiuscolo , il nuovo Dio) è assoluto.
Le affermazioni di Vendola e Busi sul diritto alla sessualità dei bambini potete trovarle sul Web, è già che ci siete cercate le dichiarazioni di Mario Mieli, visto che il circolo Mario Mieli di Roma è considerato ente morale e finanziato con il denaro pubblico per entrare nelle scuole a insegnare l'etica. Mieli parla del potere salvifico di pedofilia , necrofilia e coprofagia. Peraltro la pedofilia, "il diritto del bambino alla sessualità , è una dei capisaldi del 68, non di tutto, certo , è molti lo ignorano, sia nella teoria che nella pratica. Daniel Cohn Bendit attualmente deputato europeo ha scritto pagine sul diritto alla sessualità del bambino, negata dalla società borghese e dal Cristianesimo , che anzi raccomandava a chi scandalizzerà questi piccoli che meglio sarebbe per loro una macina al collo che li trascini sul fondo . Bendit faceva il maestro d'asilo in un asilo alternativo e spiegava come spesso i bambini andassero a chiedergli di potergli aprire la patta dei pantaloni e toccarlo. Se uno dei padri di uno di questi bambini fosse stato mio padre o mio marito, a Daniel Cohn Bendit avrebbe fracassato fisicamente tutte le ossa. Non è vero che la violenza è sempre sbagliata. C'è un tempo per la pace e un tempo per la guerra. La violenza del padre per proteggere il figlio è un punto essenziale della sua sicurezza e della sua educazione. Io ho sempre saputo se qualcuno mi avesse fatto del mare, i carabinieri sarebbero stati l'ultimo dei suoi problemi: mio padre lo avrebbe massacrato. Se qualcuno avesse fatto del male a mio figlio, se si fosse fatto "toccare" da lui, mio marito lo avrebbe massacrato.
i Comunque la pedofilia ha segnato due anni fa un punto importante . L'associazione psichiatri americani, APA, che da 60 anni regna sul mondo controllando e dirigendo tutti gli ordini di psicologi , ha dichiarato che la pedofilia non è una perversione sessuale , ma un normale orientamento sessuale.
Il primo gradino, quindi, per affermare la pedofilia è stato l'uccisione del maschio occidentale. Sempre più filosofi e pensatori, Pasqal Bukner, Guido Risè, i primi si sono accorti che è stato assassinato il padre. Quindi cominciamo a darci da fare per riportarlo in vita, perché ci serve.
Silvana De Mari.

articolo originale: blog di Silvana de Mari

venerdì 10 luglio 2015

Come nascono i capricci

Utilissimo articolo di Paolo Roccato (pubblicato sul bimestrale "Un Pediatra per Amico" maggio giugno 2007) su come capire e gestire i capricci dei bambini



Quella dei capricci è una questione difficile e delicata, perché, nel momento del capriccio, noi genitori sentiamo l`angoscia e la rabbia nostra che cresce assieme all`angoscia e alla rabbia del bambino. Sentiamo la provocazione, la sfida, ma anche il senso di impotenza: nostro, sì, però anche suo. E la delusione, e la pretesa, e lo sconforto: nostri, ma anche suoi. È facile, allora, che perdiamo le staffe e assumiamo comportamenti reattivi (di cui, magari in tempi successivi, è probabile che ci pentiremo): o eccessivamente restrittivi, o eccessivamente permissivi. Atteggiamenti comunque eccessivi.
È allora importante potersi orientare, almeno a grosse linee, sia per cercare di prevenire i capricci, sia per riuscire a venirne a capo in modi adeguati, una volta che il capriccio è scoppiato.


I capricci sono fenomeni relazionali. Troppo spesso viene da considerare il capriccio come fosse una cosa che riguarda soltanto il bambino. Con l`aggettivo “capriccioso”, si è tentati di ridurre il capriccio addirittura a una caratteristica personale del bambino. Ma non esiste nessun bambino che faccia un capriccio quando si trova da solo. Perché si strutturi un capriccio, è necessaria la compresenza del bambino e di un qualche adulto cui il bambino è e si sente affidato. I capricci, infatti, sono fenomeni relazionali. Nascono all`interno della relazione, si svolgono all`interno della relazione e mirano (sia pure malamente) a modificare qualche cosa di importante nella relazione.


I capricci si svolgono sempre su due piani. Sembrerebbe impossibile che un bambino sia davvero angosciato e davvero furibondo solo perché, per esempio, al supermercato vuole il gelato e la mamma non glie lo vuole comprare. Sembra davvero una assoluta insensatezza che dia tutta quella importanza a un gelato. Anche per questo il suo capriccio suscita risposte così irritate e controaggressive.
Il fatto è che i capricci si svolgono sempre su due piani: l`uno, quello esplicito, che coinvolge cose sciocche pressoché irrilevanti per entrambi i partner relazionali (come il gelato dell`esempio); l`altro, quello importante, implicito, di cui entrambi non sono consapevoli, se non in modo piuttosto vago. Per di più, quasi sempre ne è un pochettino più consapevole il bambino che non il genitore.


Il piano esplicito. Qualsiasi oggetto, o azione, o evento, o possibilità può essere il centro attorno al quale si struttura il piano relazionale esplicito del capriccio. Da parte dell`adulto, la cosa per cui viene scatenato il capriccio è sempre considerata di per se stessa una sciocchezza: o per la qualità (“Ma insomma: basta! Non è che un gelato!”), o per la quantità (“Smettila! Te l’ho già preso tre volte, oggi!”). Al contrario, per il bambino la cosa sembra avere assunto un`importanza assoluta, quasi fosse questione di vita o di morte. Il fatto è che, sotto sotto, anche per il bambino la cosa esplicita non ha un grande valore di per se stessa. Ha valore, sì, ma come rappresentante di quello che si svolge sull`altro piano: quello importante, quello implicito.


Il piano importante, implicito. Il piano importante, implicito, quasi mai è immediatamente evidente, anche se gli indizi di esso sono sempre squadernati lì davanti agli occhi, pronti ad essere decifrati per chi li sappia cogliere. Il bambino fa di tutto (malamente, purtroppo per entrambi) per far cogliere all`adulto questi indizi, però senza quasi mai riuscirci, soprattutto a causa dei modi rabbiosi, rivendicativi, irritanti messi in atto.
Quello che si gioca sul piano importante, implicito, può riguardare molti aspetti della vita mentale e relazionale del bambino, della vita mentale e relazionale dei genitori, e - direttamente - della relazione tra il bambino e l`adulto cui egli si trova affidato (che non è detto debba necessariamente essere uno o entrambi i genitori). I più frequenti aspetti in gioco (visti dalla parte del bambino) sono i seguenti:
a) “Ho bisogno di un segno concreto del tuo amore per me, perché non sono sicuro che tu (in questo momento, o in questo periodo, o in ogni momento) mi ami”.
Questo bisogno di rassicurazione sull`essere amato può dipendere da moltissime circostanze. Potrebbe essere che il genitore in quel periodo è davvero distratto da preoccupazioni e problemi “da grandi”, che lo allontanano mentalmente e magari anche fisicamente dal bambino (questioni di lavoro, disgrazie, difficoltà economiche, difficoltà relazionali col partner amoroso, studio, attesa di una promozione, forte interesse per qualche cosa, ecc.).
Può essere che il bambino dubiti dell`amore dei genitori per lui, perché è in arrivo (o è già arrivato) un fratellino o una sorellina. “Che bisogno avevano di farne un altro? Forse li ho delusi”.
Il bambino potrebbe essere angosciato perché ha sentito che mamma e papà intendono separarsi, o ha visto che realmente si sono separati. “Se si separa da papà, magari questa qui si separa anche da me, e io resto tutto solo”.
Ma ci possono essere altre motivazioni, quali il sentirsi in colpa verso l`adulto: “Ho bisogno di essere rassicurato che la mia colpa non ha fatto venir meno il tuo amore per me”. Oppure: “Mi sento trascurato su qualche cosa di importante per me, per cui ho bisogno di un gesto concreto che mi testimoni che mi vuoi bene”; “Sento te come distratto, addolorato, depresso, preoccupato, fragile, bisognoso, confuso, entusiasta per qualcosa d`altro, ecc., per cui temo (o percepisco) di avere perduto il tuo amore, e cerco una rassicurazione. Ho bisogno di mettere te alla prova”.
b) “Ho bisogno di sapere quanto potere ho io, sia in assoluto sia nella relazione con te”.
Il potere è quella funzione relazionale che fa sì che un`altra persona faccia qualche cosa che altrimenti non farebbe. “Ho bisogno di mettere me alla prova”. Posso anche avere bisogno di verificare quanto tu accetti che anche io possa avere un po` di potere su di te, e non solo tu su di me. Posso, infatti, essere angosciato sia se ho troppo potere sia se ne ho troppo poco. Ho bisogno di verificare quanto potere ho, da un lato per non sentirmi in balia soltanto di me stesso (cioè: non affidato a nessuno), e dall`altro lato per non sentirmi schiacciato dalla prepotenza degli altri, te compreso.
Percepire di avere un effettivo potere è spesso una scorciatoia per riuscire a percepire se stesso come soggetto della propria vita e della propria esperienza nella propria rete relazionale, e non come sottomesso. Certi atteggiamenti realmente prepotenti, realmente “sadici”, nascono dall`incapacità di soddisfare in altri modi il fondamentale bisogno di sentirsi riconosciuto come soggetto.
c) “Ti segnalo che non stai gestendo adeguatamente il tuo potere con me, mentre io ho bisogno che tu lo eserciti adeguatamente, in modo più chiaro, coerente ed esplicito, così che io possa orientarmi meglio e trovare così sicurezza”. In questo caso, col capriccio il bambino provoca l`adulto, per poter avere la percezione di essere importante per lui. Gli segnala che ha bisogno che nelle interazioni con lui vengano attivate funzioni “paterne”, benevoli ma ferme, che sanciscano i limiti e le regole. Ha bisogno, in sostanza, che l`adulto gli dica “No”, con fermezza e con chiarezza.
Spesso, quella di ricevere regole ben definite e vincolanti è un`esigenza di percepire attorno a sé un mondo in cui ci si possa muovere con una sufficiente sicurezza, come potrebbe essere per noi adulti l`esigenza che si installino dei chiari ed univoci segnali stradali nel traffico convulso. La fermezza, la coerenza e la sensatezza nel porre le regole fanno parte dell`amorevolezza. E il bambino lo sente.
d) “Ho bisogno di sapere se la persona cui sono affidato è sufficientemente stabile e forte”.
Poche cose sono così angoscianti per un bambino come il constatare che l`adulto cui è affidato è una specie di fragile marionetta in suo potere. L`insicurezza devastante che ne deriva talvolta viene dal bambino affrontata assumendo lui la parte di quello “forte”, che impone il proprio volere. Ma, inevitabilmente, lo farà come può farlo un bambino, senza gran che di esperienza di vita. Sarà, allora, una specie di caricatura di “forza” e di “sicurezza”. Tenderà, così, ad assumere atteggiamenti dispotici, dittatoriali, che rischiano addirittura di intimidire l`adulto insicuro, soprattutto se si sente per qualunque motivo colpevolizzato verso il bambino medesimo.
e) “Ho bisogno di sapere che non sono solo affidato a te, ma che ho anche un certo grado di autonomia da te”.
Fin dall`epoca dell`allattamento il bambino ha, sì, bisogno di affidarsi e di dipendere dalla mamma, ma ha anche bisogno di sentire riconosciuto un certo grado (all`inizio piccolissimo) di autonomia (nel ritmo e nella durata della suzione, per esempio).
Quando un bambino sente preclusa ogni possibilità di riconoscimento delle sue proprie competenze e del suo proprio realistico grado di autonomia, è possibile che, prima di disperarsi del tutto, cerchi di “forzare” l`adulto con dei capricci. Il guaio è che, di solito, in tal modo ottiene il risultato opposto: si fa percepire, infatti, come troppo piccolo, inaffidabile, “capriccioso”, da tenere ancor più sotto tutela.
f) “Ho bisogno di percepire me come soggetto della mia vita e ti segnalo la necessità che tu te ne accorga e che mi riconosca in questo mio bisogno”.
Per il benessere psichico e relazionale, un elemento di base indispensabile è avere la possibilità di sentirsi, di essere, e di essere riconosciuto dagli altri come soggetto della propria vita e della propria esperienza. Il bambino ha bisogno che sia sistematicamente riconosciuto dagli adulti che si occupano di lui il valore del suo sentire, del suo pensare, del suo desiderare e del suo volere. Questo non vuol dire che gli si debba dare il potere su tutto e su tutti, o che si debba sottomettersi al suo pensiero o al suo sentire, o che ogni suo desiderio debba essere legge. Quello che lui sente, pensa, desidera e vuole è importante, se ne tiene conto, ma deve inserirsi nel mondo complessivo guidato dagli adulti, in cui le leggi le stabiliscono i grandi. Per il bambino, come del resto per tutti noi, è più importante sentirsi riconosciuto come soggetto desiderante, piuttosto che non ottenere la cosa desiderata. Si può riconoscere che, sì, il gelato è una gran bella cosa (anche se i dietisti, giustamente, non sono affatto d`accordo...), ma che questa volta non lo si compera.


Ricapitolando e precisando: gli ambiti in cui si muovono le interazioni sul piano relazionale importante, implicito, del capriccio sono, dunque: l`amore; il potere mio; il potere tuo; la forza, la stabilità e la chiarezza; l`essere affidato e l`essere emancipato; la soggettività.
Comunque sia, tanto sul piano relazionale esplicito di superficie, quanto su quello implicito, nell`attivarsi di un capriccio avvengono delle interazioni che è possibile riconoscere e che è necessario gestire in quanto tali su tutti due i piani. Il bambino, nel momento in cui chiede qualche cosa attraverso un capriccio, immette sui due piani della relazione almeno quattro elementi: 1) il desiderio di superficie (per esempio: il famoso gelato), collegato con il bisogno profondo (per esempio: la rassicurazione sull`essere amato, o la chiarezza del rapporto di potere); 2) l`aspettativa deludente e angosciante che il desiderio di superficie non verrà soddisfatto e che il bisogno profondo verrà misconosciuto; 3) l`espressione rabbiosa e la protesta contro questa prevista frustrazione; 4) la spinta per costringere l`interlocutore a modificare il proprio atteggiamento.
È ben comprensibile, allora, che l`adulto, che si sente investito dalla turbolenza di queste “onde” relazionali (angosciate, accusatorie, pretestuose, rabbiose), possa perdere l`orientamento e annaspare.
Si resta spesso fissi sul piano di superficie. Per come si presenta il fenomeno “capriccio”, quasi mai i due che vi si trovano coinvolti (bambino e adulto) arrivano a cogliere e a “negoziare” il rapporto sul piano relazionale importante, che così rimane implicito: si fermano (quasi) sempre al solo piano di superficie, che, come entrambi più o meno chiaramente sanno, è pretestuoso. Questo ingenera frustrazione e rabbia in entrambi, sia nel mentre che si svolge la relazione del capriccio sia dopo, quando il capriccio è stato accantonato.


Quasi mai il capriccio viene superato. Per fare questo, è indispensabile che sia individuato il piano importante implicito e che le interazioni proseguano su quel piano, abbandonando quello pretestuoso di superficie. Anziché risolto o superato, quasi sempre il capriccio viene accantonato, perché le interazioni permangono fino alla fine dell`episodio solo sul di per se stesso irrilevante piano pretestuoso, e lasciano immodificata ogni cosa sul piano importante, implicito.
L`uscita dall`episodio relazionale del capriccio, infatti, quasi sempre avviene quando uno dei due “cede”, “dandola vinta” all`altro sul piano pretestuoso, cosa che risulta frustrante per entrambi i partner relazionali, e che lascia in entrambi uno strascico di rancore e livore. Entrambi si sentiranno cattivi, e quindi in colpa: sia il “vincitore” sia il “vinto”, comunque siano andate a finire le cose.


La rabbia. La rabbia che investe i partner relazionali durante l`episodio “capriccio” ha molte motivazioni, la principale delle quali è il senso di impotenza legato al fatto che si percepisce che ci si sta occupando di una stupidaggine, mentre il vissuto è quello di chi sta trattando qualche cosa di vitale. È principalmente l`equivoco che fa arrabbiare, il sentirsi non capiti, non considerati e, soprattutto, contraddetti su qualcosa di importante che viene misconosciuto. E che permane misconosciuto, anche quando uno dei due la spunta. In ogni caso i due restano rabbiosi, anche quello che viene accontentato, sia esso il genitore o sia il bambino.
Pubblicità televisiva e capricci. La pubblicità televisiva, nella quale sono quotidianamente immersi i nostri bambini (come del resto noi genitori), favorisce gli equivoci fra oggettino posseduto e realizzazione di sé, fra oggettino donato e relazione di amore. Essa è, quindi, un potente terreno preparatorio per l`instaurarsi della relazionalità “capriccio”, che, per l`appunto, è strutturata sulla sostituzione di un piano profondo importante con un effimero piano superficiale concreto.
Attenzione: non tutto è “capriccio”. Ci sono espressioni eclatanti di angoscia disperata che non sono “capricci” e che sarebbe deleterio considerare tali. In esse, è differente la struttura relazionale: manca il livello superficiale esplicito concreto (come il gelato dell`esempio ricorrente).
Il bambino, per esempio, si rotola per terra, gridando disperato che a scuola non ci vuole andare. È visibilmente angosciato, ma sembra non sapere o non osare dire perché. Al bambino viene da imboccare la strada di questo tipo di attivazione relazionale così clamorosa (anziché le usuali modalità comunicative) quando sente o pensa di non poter trovare ascolto o aiuto per ciò che lo angoscia oltre misura. Può essere che si vergogni o che si senta in colpa a mostrare ai genitori la propria angoscia e la situazione che la genera, e che dia per scontato che o non verrà creduto, o verrà disprezzato, o verrà sgridato e punito.
L`angoscia può essere innescata dalla paura per un pericolo reale (Per esempio: “Ci sono dei grandi che mi minacciano”), o per la previsione di una intollerabile umiliazione (“Dovrò cantare davanti a tutti, e non sono capace”).
Queste comunicazioni disperate devono essere prese molto sul serio, facendo sentire al bambino che si ha una genuina intenzione di capirlo e di aiutarlo, e che si sta dalla sua parte. Bisognerà cercare di comprendere che cosa lo angoscia e perché, aiutandolo poi ad affrontare la situazione in modi realistici ed efficaci, magari inventando insieme opportune “strategie”. Spesso, già il solo percepire di essere stato preso davvero sul serio costituisce un valido aiuto, che facilita in lui il reperimento e l`attivazione di proprie adeguate risorse.

Paolo Roccato - "Come nascono i capricci"

Donarsi


"La donna è chiamata a ricordare all’uomo il bene e il bello di cui lui è capace e che lui tende a dimenticare quando vive al ribasso. La donna aiuta l’uomo ad alzare lo sguardo verso il di più, l’umanità è affidata alla donna, che prima ancora dell’uomo, vede l’uomo.
Forse nell’ansia di emanciparci ci siamo dimenticate di quanto sia preziosa la nostra chiamata, e ci dimentichiamo che invece la nostra fragilità non è una debolezza, ma è ciò che ci rende capaci di fare spazio, di essere fondamentali quando entra in gioco la vita. La donna fa spazio, allarga, l’uomo mette i confini, costruisce i muri, a cui poi possono appoggiarsi i ponti, ma sempre a partire da un’identità salda, che l’uomo aiuta a costruire per tutta la famiglia.
La donna e l’uomo quando decidono di stare insieme, magari sull’onda del sentimento, forse non sempre sanno a quale fatica andranno incontro: è un lavoro su di sé continuo quello che stanno cominciando. La donna dovrà rinunciare alla sua volontà di controllo sull’uomo, alla sua tentazione di manipolarlo, per imparare un amore libero che sa partire dal bene che c’è, e accoglie e riceve senza chiedere, controllare, misurare. E anche l’uomo deve fare un lavoro su di sé, per vincere la sua tentazione dell’egoismo, la tentazione di tenere una parte di vita per sé, non totalmente coinvolta, non totalmente spesa."


giovedì 2 luglio 2015

Lettera aperta di una mamma all'on. Fedeli.


"on. Fedeli,
ascoltando le sue parole riguardo alla sua proposta di legge, lei dice che "vuole difendere nella loro unicità tutti i bambini e le bambine con l’introduzione nei vari livelli di istruzione della parità di genere. Tutto questo significa educare alle differenze e alla non violenza”, mi sono posta una domanda...
Ma secondo voi le uniche discriminazioni sono sessuali?
Ma secondo voi all'asilo o alla scuola primaria esistono bambini che non giocano con gli altri perché hanno fatto scelte sessuali differenti?

Non so che bambini frequentiate voi, ma io lavoro da più di 10 in ambito infantile e sono mamma e non ho mai sentito un bambino porsi problemi riguardo al tipo di scelta sessuale che voleva fare.
Piuttosto lavorando con bambini e ragazzini disabili ho sentito e visto tanti bambini non riuscire a integrarsi a scuola o in altri posti e soffrire del modo in cui venivano trattati.
Avendo un figlio con lievi tratti del disturbo pervasivo mi sono io stessa trovata a dover iscrivere mio figlio a delle lezioni di nuoto singole ( pagando il doppio) perché l'istruttore riteneva che mio figlio non fosse adeguato per stare in un gruppo o a non portarlo al parco giochi perché il ragazzino di turno vedendolo comportarsi in modo diverso ha chiesto "ma che sei Down?" ridendo...
E mio figlio fa una vita normalissima!
Mi chiedo: ma perché nessuno ha fatto un disegno di legge per loro? Per il bambino obeso, o per il "quattrocchi" o per i disabili che ancora nelle scuole vengono chiamati da alcuni insegnanti "bambini H". Perché nessuno ha fatto una legge per la "disabile-fobia"? Perché nessuno rischia un mese di carcere per aver messo la macchina sullo scivolo impedendo a una persona in carrozzina di poter andare a casa o a lavoro? Perché nessuno rischia di andare in carcere se dice a un disabile "ma che sei autistico"? Perché nessuno rischia di finire in carcere se dice che la condizione del Down non è la normalità?
Anzi...
Un bambino down o con una qualsiasi alterazione genetica, nasce così; quella è la sua normalità; eppure dal mondo intero viene definita "patologia" e nessuno grida allo scandalo, anzi si producono screening prenatali per poterli identificare e abortire con il beneplacito della legge che parla di aborto terapeutico. Perché nessuno grida allo scandalo? Perché in questo caso nessuno dice "ma se nascono così chi siamo noi per giudicare"?
Certe argomentazioni giuste o meno (non spetta a me dirlo) devono valere per tutti: non solo per alcuni a secondo delle convenienze!
Mi scusi, lei parla di permettere ai ragazzi di scegliere nella libertà cosa vogliono essere... Beh, un disabile, un bambino autistico, un bambino dislessico non può decidere!
Non si sceglie lui di essere "diverso"; eppure di loro non vi preoccupate minimamente!
In molte scuole mancano gli accorgimenti basilari per un bambino "speciale" (come mi piace definirli); non ci sono aule adeguate, non ci sono spazi e giochi adeguati a loro... Voi volete spendere milioni per i corsi di aggiornamento dei docenti sulla parità di genere... mentre la maggior parte degli insegnanti di sostegno non ha neanche idea di cosa abbia il bambino che deve seguire e tanto meno di come aiutarlo.
Perché invece di proporre questi pseudo-corsi che voi spacciate per insegnamento della tolleranza e delle differenze non cominciamo a insegnare ai bambini che Down non è un insulto, che "autistico" non è lo stesso che "stupido"? Piuttosto insegnamo a rispettare l'UOMO, insegnamo che tutti siamo umani, ognuno con le sue diversità che meritano rispetto che siano di razza, religione, luogo di nascita, diversità fisica e di pensiero, invece di insegnare che siamo tutti uguali che siamo intercambiabili, che ognuno può decidere liberamente di essere quello che vuole...: perché non è vero!
Le assicuro che un bambino che è paralizzato alle gambe, per quanto possa dire che si muove e che cammina, non inizierà a farlo solo perché decide!
Né un bambino down, solo perché decide, può essere diverso da quello che è... Questa è pura verità! Non è vero che si può sempre scegliere cosa essere; UN disabile NON Può!
Ma si può decidere di essere UOMINI con una dignità che esula dalle scelte. Solo insegnando questo si può evitare il bullismo e far fiorire la tolleranza. Solo se si rispetta prima di tutto l'essere umano in quanto valore si può andare d'accordo anche avendo idee diametralmente opposte. Non è tolleranza costringere tutti a pensarla come noi!
Spero di sbagliare, ma sembra proprio che gli unici che meritano rispetto e per cui siete disposti a fare di tutto sono le categorie che hanno alle spalle tanti soldi da fare girare e, certo, le associazioni dei genitori di bambini con patologie di diverso genere non hanno poteri forti alle spalle che possono influenzare politica ed economia... quindi contano poco...
Spero veramente di sbagliare ma purtroppo so che non è così!

Una mamma alquanto perplessa e arrabbiata!"

lunedì 15 giugno 2015

Madre

Dall'udienza generale di Papa Francesco di mercoledì 7 gennaio 2015



" [...] Continuiamo con le catechesi sulla famiglia e nella famiglia c’è la madre. Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, - tante poesie, tante cose belle che si dicono poeticamente della madre - viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società. Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per “risparmiare” sulle spese sociali.

Accade che anche nella comunità cristiana la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata. Eppure al centro della vita della Chiesa c’è la Madre di Gesù. Forse le madri, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto. Bisognerebbe comprendere di più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione. Una madre con i figli ha sempre problemi, sempre lavoro. Io ricordo a casa, eravamo cinque figli e mentre uno ne faceva una, l’altro pensava di farne un’altra, e la povera mamma andava da una parte all’altra, ma era felice. Ci ha dato tanto.

Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere. Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli. Tante volte ho pensato a quelle mamme quando hanno ricevuto la lettera: “Le dico che suo figlio è caduto in difesa della patria…”. Povere donne! Come soffre una madre! Sono esse a testimoniare la bellezza della vita. L’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero diceva che le mamme vivono un “martirio materno”. Nell’omelia per il funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte, egli disse, riecheggiando il Concilio Vaticano II: «Tutti dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore… Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. E’ dare la vita. E’ martirio». Fino a qui la citazione. Sì, essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una scelta di vita. Cosa sceglie una madre, qual è la scelta di vita di una madre? La scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita. E questo è grande, questo è bello.

Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. E’ un messaggio che le madri credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre, con tutto questo, è nostra madre! Noi non siamo orfani, abbiamo una madre! La Madonna, la madre Chiesa, e la nostra mamma. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa, siamo figli della Madonna, e siamo figli delle nostre madri.

Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo. E a te, amata Chiesa, grazie, grazie per essere madre. E a te, Maria, madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù. E grazie a tutte le mamme qui presenti: le salutiamo con un applauso!"

domenica 1 marzo 2015

[libri] - La compagnia dell'agnello

<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845425819/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=8845425819&linkCode=as2&tag=ultimobyte-21">Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell'agnello</a><img src="http://ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=ultimobyte-21&l=as2&o=29&a=8845425819" width="1"
Non sono una fan di Costanza Miriano, quindi ero leggermente prevenuta nella lettura. Temevo un libro eccessivamente rivolto a fedeli inossidabili. Invece no. Il libro scorre quella vita che tutte le madri/mogli/lavoratrici vivono oggi e che quasi sempre e' causa di enorme frustrazione ed insoddisfazione. La Miriano apre gli occhi a chi ha la fortuna di avere una famiglia non solo facendoci riassaporare le gratificazioni che gia' conosciamo ma dando un senso a tutti i momenti di sconforto e scoramento. Da leggere!

"Obbedire è meglio. Le regole della Compagnia dell'agnello" - Costanza Miriano

giovedì 26 febbraio 2015

[Ricetta Bimby] - Torta al cioccolato fondente


Ingredienti:

100 gr di cioccolato fondente | 100 gr di latte | 100 gr di burro | 90 gr di zucchero | 170 gr di farina | 1 bustina di lievito | 3 uova

Preparazione:

- mettere il cioccolato fondente e tritare per qualche secondo alla massima velocità
- aggiungere il latte, il burro e lo zucchero e far sciogliere il tutto 4 min. vel. 4 60°
- (ottenuta una crema) far raffreddare (almeno 37°)
- aggiungere la farina e 1/2 bustina di lievito, 15 sec. vel. 4
- aggiungere le uova, l'altra mezza bustina di lievito e la vanillina 8-10 sec. vel. 4
- mettere in una tortiera imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per 30 min.
- terminare con una semplice spolverata di zucchero a velo.

venerdì 23 maggio 2014

Il corpo racconta


Figlia mia,
presto una parte di te si sveglierà
e senza chiederti “permesso” ti trasformerà in una bellissima giovane donna...
Un processo semplice come le onde del mare
e insieme complicato come la fisica nucleare
ti farà partecipe del mistero della vita...
Attraverso la forza della vita scoprirai e sperimen terai la forza dell’amore
che ti condurrà in un viaggio in mare aperto...
Figlia mia
come posso aiutarti ad allestire una rotta sicura,
a preparare i rifornimenti?
Basteranno le scortedi coccole che ci siamo fatte fin’ora?

In Lombardia e in qualche altra regine (nordica) d'Italia esiste un percorso (laico) in cui offre un’occasione  alla mamma per accompagnare la figlia nel suo diventare donna.
In particolare,

"[...] gli incontri sono dedicati alle bambine (11 anni circa) accompagnate dalla mamma, in modo da favorire il dialogo su tematiche spesso vissute come imbarazzanti, offrono spunti di discussione che potranno essere utili anche durante la crescita. Addomesticare i cambiamenti del corpo nella pubertà permette di acquisire una visione positiva della femminilità, della sessualità e del compito di trasmettere la vita. La conoscenza dei cambiamenti del corpo e della fisiologia del ciclo mestruale permetterà di vivere i piccoli fastidi mensili in modo sereno e di gestirli senza ricorrere alla medicazione.Gli incontri si svolgono in modo interattivo e coinvolgono sia le bambine che le mamme, sia separatamente che in coppia. Le nozioni teoriche sono trasmesse utilizzando le più disparate tecniche d’animazione.Giochi, scenette, semplici lavori manuali renderanno gli incontri interessanti e divertenti [...]"

Spero che prima o poi questa opportunità così bella sia data a tutte le mamme d'Italia!

mercoledì 23 aprile 2014

Il colloquio per il lavoro più difficile del mondo...

...Ma che molti stanno già facendo
Sono 24 i candidati che hanno risposto a un annuncio trovato su un giornale per un ruolo molto complicato. Una volta avviato il colloquio, non riuscivano a credere alle loro orecchie: la disponibilità sarebbe stata di 24 ore al giorno tutti i giorni, senza interruzioni, senza ferie e senza stipendio. "365 giorni l'anno? No...questo è disumano", ha detto un candidato. Sono stati illustrati anche gli aspetti positivi del lavoro, ad esempio il grado di soddisfazione incommensurabile nell'aiutare il proprio socio. Ma i candidati non sono stati convinti fino a quando non hanno capito di quale lavoro si stesse parlando, svelato nella parte finale.



venerdì 28 marzo 2014

I papà a casa per allattare anche se la mamma è casalinga


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/11/allattamento-maschi-riposi-giornalieri.shtml?uuid=b7b35eb6-d349-11de-a4bd-1cde71b4a532&DocRulesView=Libero

Qualche tempo fa avevo parlato in questo post dei diritte delle mamme...
Prorpio in quel post avevo parlato del fatto che nel caso di lavorto autonomo della mamma il papà dipendente aveva diritto a usufruire del permesso giornaliero per l'allattamento...
Oggi (anche se è da un po') scopro qualcosa di nuovo e cioè  del diritto del papà ad usufruire dei cosidetti permessi di allattamento anche  nel caso di madre casalinga!

Il 25 novembre del 2009 , l’INPS con circolare nr 118, ha fornito una ulteriore integrazione alla circolare nr. 112/09 relativa appunto, a tale diritto.
Facciamo un passo indietro: con sentenza  nr.4293/2008 il Consiglio di Stato ha esteso la possibilità del padre lavoratore, di fruire dei riposi giornalieri (ex art. 40 D.Lgs. 151/01) anche nel caso in cui la madre sia casalinga e sia oggettivamente impossibilitata alla cura dei figli. In pratica si riconosceva la madre casalinga come una madre lavoratrice.

In attuazione della predetta sentenza, l’INPS emanava la circolare 112/2009, così prevedendo la possibilità di riconoscere al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi giornalieri anche nei casi di oggettiva impossibilità da parte della madre casalinga di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività (ad esempio accertamenti sanitari, partecipazione a pubblici concorsi, cure mediche ed altre simili).
La recente circolare INPS nr 118/09 del 25 novembre è intervenuta come chiarimento alla  lettera circolare C/2009 del 16.11.2009 del Ministero del Lavoro, della Salute e Politiche Sociali che, ribadendo il diritto del padre ai permessi di allattamento ne ha addirittura allargato la portata.  Infatti, il Ministero del lavoro, ha riconosciuto il diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri, ex art. 40 del T.U. 151/2001, sempre nel caso di madre casalinga, senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino.

In pratica quindi, ora il papà può usufruire liberamente dei congedi parentali a prescindere se la madre sia casalinga o meno e, se la stessa sia impossibilitata o no alla cura del bimbo. La circolare, conclude precisando che “per quanto non previsto con la presente circolare resta fermo il disposto della circolare 112/2009.”

Certo c'è da fare i conti col datore di lavoro del papà e anche con i colleghi...Anche se è un diritto ti guardano storto e spesso ti mettono in condizione di rinunciarci...Speriamo che prima o poi tutti capiscano che la famiglia non è solo il primo e fondamentale nucleo di una società, ma anche il luogo mentale e fisico dove nasce la coscienza di ciascuno di noi e quindi va rispettato e tutelato!

venerdì 21 marzo 2014

Keep Calm!

 - Keep calm, it's only an extra chromosome -

In occasione della Giornata mondiale sulla sindrome di Down il CoordDown (Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down) ha girato un  video dolce, allegro, e commovente in cui 14 bambini e ragazzi con Down rispondono alla lettera di una futura mamma (giustamente) preoccupata e spaventata pechè suo figlio sarà affetto da tale malattia.

La sindrome di Down è conosciuta come Trisomia 21 (da qui la data del 21/3), ed è caratterizzata dalla presenza di tre (invece di due) cromosomi  nella coppia cromosomica n°21 all’interno delle cellule...Ma, come dice la maglietta rossa di questo bambino..."Manteniamo la calma, è solo un cromosoma in più"!




martedì 28 gennaio 2014

Un "tesoro" di mamma...

...Ovvero quanto producono le casalinche senza saperlo!


Le casalinghe sono un vero e proprio "tesoretto" dell'economia italiana, poiché producono, senza saperlo un reddito di quasi 405 miliardi di euro l'anno. Come? La loro attività è molto diversificata e si estende dai servizi per la casa (cucina, pulizie ecc.) al servizio taxi, per spingersi in ambiti molto professionali come la psicologia. Una regina occulta, il cui contributo non è certo riconosciuto (neanche a livello pensionistico). Altro che "desperate housewives".

Un recente sondaggio dell'americana Salary.com mette a nudo una realtà stupefacente, le mamme che stanno a casa lavorano ben 94 ore a settimana, per un valore stimato in oltre 6.900 euro mensili, pari ad un reddito annuo di 83mila euro (113mila dollari per le mamme americane). E pensare che in Italia le casalinghe non percepiscono neanche una pensione, lavorando praticamente per tutta la vita (figli, nipoti e cosi via).

Queste mamme sprint, spesso non gratificate, sono oltre 4 milioni e 800mila, secondo gli ultimi dati dell'ISTAT, e produrrebbero con la loro attività oltre 405 miliardi l'anno. Un bell'ammanco per il PIL, che non lo rileva, ed anche per le casse dello Stato, che non ne percepiscono il contributo in termini di gettito, ma certamente una grande ricchezza per la famiglia media.

Come vengono prodotti questi redditi? Lo studio si è basato sulla retribuzione media dell'attività che viene svolta e sulle ore che in media vengono dedicate a quella data attività: domestica, cuoca, tassista per accompagnare i bimbi a scuola o allo sport o al catechismo, psicologa per le crisi di nervi domestiche, infermiera per i piccoli incidenti quotidiani e, addirittura, amministratore delegato del faticosissimo gruppo "famiglia" (far quadrare i conti a fine mese non è certo poca cosa e neanche "incastrare" i mille impegni di una famiglia con figli).

Il compenso varia dai profili più bassi come quello della cuoca o domestica (circa 10 euro l'ora) a quelli più impegnativi di psicologa (a 28 euro e più l'ora) e manager (oltre 40 euro l'ora).

E che dire delle mamme che lavorano? Oltre allo stipendio che portano a casa dall'ufficio, producono una ricchezza di aggiuntiva di 49mila euro l'anno per il secondo lavoro casalingo, che impiega ben 54 ore a settimana, ben oltre le 40 ore di un normale impiego settimanale.

 fonte: Teleborsa

mercoledì 15 gennaio 2014

Perché la maggior parte delle famiglie ha 2 figli


Un bellissimo articolo sulla bellezza della maternità
Testo originale (2010): Lindsay Boever
Traduzione: Mara Celani

Questo potrebbe risultare un articolo involontariamente controverso.
La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare.  WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri.  Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall’ultima volta che che avevo controllato 10 anni fa
Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli.  Veramente.  Sognavo una casa piena di bambini e neonati.  Non capivo affatto la realtà della maternità.  Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina.  Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato.  Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato.  Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio.  

Ho avuto il mio primo figlio e me ne  sono innamorata perdutamente.
Come la maggior parte delle madri con i loro primi figli ero meticolosa su tutto.
Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull’essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita.  Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta.  Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente.  La tua vita non è più solo tua...per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò:  “Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro.”  Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato,  allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc.  Non c’è un barometro nella maternità.  Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: “Brava, hai gestito bene quella crisi!” oppure: “Bene! ottima scelta per la vaccinazione!” oppure: “Gran bel cambio di pannolino!”.  Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.

Sembra che intorno alla scadenza del secondo anno, la maggior parte delle persone si arrischi ad avere un altro figlio. Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli.  Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose.  Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli.  Probabilmente lei neanche lo sa.  Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato TUTTA LA MIA ATTENZIONE.  Poi ne ho avuto un altro al quale SENTIVO CHE AVREI DOVUTO DARE TUTTA LA MIA ATTENZIONE.  Questo era davvero un compito impossibile.  Chi può farcela?  Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente.  Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro.  Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno.  Poi vedevo madri di dieci figli…. SENTI QUESTA: DA SOLE ALLO ZOO!… e anche sorridenti.
Quando vivevamo in Oklahoma mettevo nel bagaglio abbastanza giocattoli perché nelle otto ore di viaggio avessero qualcosa di nuovo da guardare ogni 2,3 minuti.  Era ridicolo.  A messa ci portavamo un buffet, così che non passasse un attimo in quell’ora senza che potessero mangiare o guardare qualcosa.  Non guidavo MAI per più di un’ora da sola perché: potrebbero piangere o qualcosa del genere, cosa che non doveva succedere. 

E’ la prima volta da quando sei madre che ne hai uno che gattona e in più un neonato.  Mia madre dice sempre che la maggior parte dei bambini diventa normale al loro primo compleanno.  Il che significa: questa cosa l’ho vista e rivista.  Tu hai questo bambino dolce bello innocente che fa tutto ciò che dovrebbe per il suo primo anno di vita e poi… qualcosa succede. Comincia ad avere le sue opinioni.  Come osa pensare da sé? Improvvisamente fa capricci in pubblico, inarca la schiena, si sdraia per terra, si arrampica su qualsiasi cosa, va a pescare nel water, diventa un mangiatore schizzinoso.  Loro sono un disastro e tu sei un disastro.  Mi ricordo una mia cara amica che piangeva sulle foto del suo bambino da piccolo per la metamorfosi subita nel suo secondo anno di vita. Mai prima di allora ti eri trovata davanti a continue decisioni su come gestire quel polipo che ti ritrovi in casa. In più hai un neonato per il quale il cuore della notte è il momento di massima attività. Nota bene: il gattonatore che ha dormito nella stanza accanto per 13 ore di fila non essendo informato si sveglia comunque per far festa alle sei di mattina.  Come faceva a non sapere che tu hai preso sonno solo alle 5 e mezzo? 

Davvero, chi continuerebbe a fare una cosa del genere? Sei così stanco e sopraffatto che tu sai che Dio non può volere che uno viva in in quel modo.
E tu ti trovi a dire: “Non sono in grado di essere una buona madre per i due che ho, perché dovrei farne altri?”  “Non riesco a immaginare di sentirmi così per i resto della mia vita.”  “Posso usare i miei talenti in modi più produttivi che non siano avere altri bambini”. “Ero molto più paziente prima di avere dei figli” “Non sono utile a nessuno in questo stato”.
Questa vocina nella tua testa non viene da Dio. E’ il demonio che prova a scoraggiarti dal fare il più importante lavoro che tu possa mai fare.

Vedi, come ogni nuovo lavoro, qualcosa comincia a cambiare dopo due bambini, (alcuni dicono dopo tre, ma la maggior parte due). Cominci a abituarti al tuo nuovo lavoro.  Tutte le tue piccole paure e domande non sono più costantemente presenti.  Cominci a vedere fasi nei tuoi bambini e sai che che normalmente “anche questo passerà”. Cominci ad avere una pacifica accettazione della tua “promozione” e cominci a vederla in questo modo.  Come facevo a sentirmi più stanca con un bambino di quanto non lo sia adesso con sei?  Perchè non è più un problema guidare per otto ore da sola con tutti i miei figli ma fino a pochi anni fa non avrei guidato per 30 minuti con uno solo?  Come mai adesso riecco a fare tre ore di viaggio per andare a trovare mia madre e ogni figlio si accontenta di un solo libro per tutto il viaggio quando in passato avevano un giocattolo per ogni 5 minuti e i viaggi erano così faticosi e snervanti? 

TU COMINCI A CAMBIARE.  Cominci a vedere ogni figlio molto diverso.  Cominci a guardare il più grande non come a uno di cinque anni, ma con la prospettiva, del tutto nuova, di uno che vivrà a casa ancora solo per altri 13 anni.  Ti godi la loro infanzia, e sei consapevole che la maggior parte delle cose che fanno sono fasi. Ti accorgi di quanto vola il tempo, e cerchi di rallentare. Tu sai che possono dormire o non dormire, e anche se non dormono, improvvisamente e stranamente diventa: “Va bene uguale”.  Perché succede questo?  Quando avevo solo Dominic mi dovevo alzare nel mezzo della notte, io ero veramente la persona più stanca di tutta l’America. Davvero. Avevo bisogno di due sonnellini durante la giornata perché mi sentivo davvero molto stanca. Ma poi ti adatti.  Ora non mi sento più così stanca come quando avevo solo un bambino. Tu vai avanti e Dio ti fa andare avanti. 
Una madre di nove figli molto saggia mi disse una volta: “I giorni sono lunghi ma gli anni sono 
brevi.” Vorrei cambiarlo in: “Alcuni giorni sono lunghi, ma gli anni sono davvero troppo brevi.” Cominci a vedere come le cose cambiano da una stagione all’altra. Ti ritrovi a dire: “Solo l’estate scorsa gli piaceva correre in bici fuori, ora è più tranquillo e vuole stare dentro mentre noi usciamo.”  

Vedi, queste sono  le lezioni alla scuola della maternità.  Con ogni nuovo figlio hai una promozione.  Dio ci cesella e ci rifinisce e ci fa belle.  Perché le madri di famiglie numerose sono edificanti? Perché ci piace star loro vicino? Non fraintendetemi, non voglio dire che le madri due figli non hanno niente da insegnarci.  Non è questo che voglio dire.  Quello che voglio dire è che in ogni lavoro la persona che è stata lì più a lungo e ha più esperienza è piuttosto saggia.  Ci sono persone che vorrebbero dei figli ma non possono avere.  Le persone forse non sono sagge a meno che non abbiano figli e specialmente molti  figli? No, niente affatto. Tutti hanno qualcosa da insegnare.  Non sono qui a darmi pacche sulla spalla (sono ancora in mezzo al guado). 

Scrivo per incoraggiare e semplicemente per dire: ”Vai avanti.”  Il mondo ti dice di fermarti. Ma il mio punto è semplicemente: se se sei stata benedetta con il dono della fertilità per favore, mostralo al mondo.  Se per qualche ragione Dio decidesse di non mandarci più figli, io prego che noi sappiamo spendere le nostre vite per glorificarlo in qualunque strada ci voglia portare. Ho molti amici e parenti che ancora non hanno figli e che danno gloria a Dio magnificamente con le loro vite e e la loro apertura all’adozione e e altre grandi cose.  Io scrivo per incoraggiare madri giovani e meno giovani ad andare avanti. 

Una vita in più.  Un’anima in più.  Una nuova persona in più.
Le possibilità di una nuova persona incredibili.  Incontro così tante donne che vorrebbero aver avuto più figli, ma non ne ho mai conosciuta nessuna che rimpianga di averne avuti troppi.   Dio ha dato alle donne il dono della fertilità per pochi anni della vita con la prospettiva dell’eternità. Io prego di far tesoro di questo dono e di usarlo saggiamente. Mio fratello Dominic era il settimo nella nostra famiglia. Come facevano i miei a sapere, quando è nato, che diciotto anni dopo lui si sarebbe occupato di mio padre durante i sui ultimi giorni di vita su questa terra? Le scene che ho visto di Dominic e mio padre ancora mi fanno piangere.  Vedere un giovanotto robusto di 18 anni sollevare suo padre invalido dalla sua sedia a rotelle dandogli una così bella dignità.  Vedevo Dominic voltarsi e piangere così spesso.  Era commovente.  Quale dono e privilegio ha avuto Dominic nel prendersi cura di lui.  Lo zio di John, Fran è il decimo di dodici figli.  E’ un  medico e ha passato molti anni lavorando come volontario in Australia tra i più poveri dei poveri. Ha risanato le vite delle persone con il dono della medicina. Ha ridato la vista e l’udito a centinaia di persone, ha cambiato così tante vite. Io credo che ogni lavoro è importante, ma niente è più importante che portare anime in questa terra con la possibilità di un’esistenza eterna con Dio per sempre. Io ti prego, donna,  di renderti conto di quanto sei privilegiata a poter mettere al mondo dei figli. Doniamo a Dio il nostro essere senza riserve e lasciamo che sia Lui a scrivere la storia della nostra vita e delle vite che Lui sceglie di donare.   Per qualche ragione Dio non ci rivela il finale della nostra storia.  Perciò ci dobbiamo fidare. 

Come diceva Madre Teresa: “Voglio essere una matita nella Sua mano.”

domenica 22 dicembre 2013

Canzoni di Natale per bambini


E' tempo di Natale, è il tempo dei bambini. L'albero, il presepe, le luci colorate sono gli elementi base...Ma per rendere pieno il sapore del Natale a casa nostra non può mancare la colonna sonora giusta! E allora oltre alle classiche compilation per adulti (tipo Christmas di Michael Bublè e Merry Christmas di Mariah Carey) ecco che spuntano delle bellissimi canzoncine natalizie per i bambini.
Girando su Internet ho trovato questa graziosa raccolta (si può scaricare da qui) che piace moooolto ai miei bambini!

1) Nei Paesi Antichi
2) Mestieri Di Oggi E Di Ieri
3) Nella Palestina Terra Di Gesù
4) Al Tempo Di Gesù
5) Una Notte A Betlemme
6) Partirono I Magi
7) Grazie Bambino Gesù
8) Girotondi Di Natale
9) Notte Magica
10) Lo Stelliere

E proprio l'ultima, lo Stelliere (scritta tra gli altri da Edoardo Bennato) è una delle più carine:



lunedì 30 settembre 2013

Cara Boldrini, sono una mamma che serve la famiglia a tavola e ne va fiera

Le parole della Boldrini sono state un offesa per molte donne e mamme...
Condivido volentieri la bella lettera di Silvia Cirocchi rivolta al nostro Presidente della Camera:


Laura BoldriniCara Presidente Boldrini,
Lei ha un dono innato, che è quello di riuscire a sminuire il ruolo della donna come pochi altri. Incredibilmente si accanisce nel disperato tentativo di ergersi a paladina del sesso femminile e come in ogni tragicommedia che si rispetti ottiene il risultato opposto.
Con queste Sue affermazioni è riuscita ad offendere non solo la quasi totalità delle donne, ma anche la figura della famiglia, così come gli italiani la concepiscono. Perché, Presidente, la famiglia non è composta dal Genitore 1 che serve a tavola il Genitore 2 e la rispettiva prole in una situazione di sottomissione, la famiglia come la vediamo noi è un po’ diversa. Ha presente il piacere che può provare una madre – mi perdoni se mi permetto di utilizzare un termine così obsoleto – dopo una giornata di duro lavoro a preparare una cena per suo marito e i loro figli, servirli a tavola e trascorrere con loro probabilmente l’unico momento della giornata davvero in famiglia?
Se non lo sa glielo dico io, e Le dico anche che nel vedere in una pubblicità una mamma che porta la cena a tavola non c’è nulla che sminuisca o offenda la figura della donna. Mia nonna ha dedicato la sua vita a fare questo e mi creda, non ha avuto rimpianti nemmeno per un secondo.
Io lavoro, e quando cucino trascorro uno dei pochi momenti rilassanti della giornata proprio perché so che li trascorrerò con mio marito e mio figlio.
Negli altri Paesi europei una pubblicità simile non sarebbe mai stata trasmessa? Non ne dubito, gli altri Paesi non sono l’Italia, non hanno la nostra cultura per il cibo e le nostre abitudini familiari.
Probabilmente gli altri Paesi europei non hanno nemmeno un Presidente della Camera che crede di dover rappresentare il popolo femminile.
Presidente faccia il Suo lavoro, faccia ciò che compete alla terza carica dello Stato. Il Suo è un ruolo istituzionale, non una missione umanitaria, il parlamento ha eletto un rappresentante di SEL, non Madre Teresa di Calcutta.
La disparità tra uomo e donna cesserà quando si smetterà di vedere la donna come un essere indifeso da tutelare e proteggere. Solo allora ci sarà davvero un rapporto paritario. Se proprio vuole sposare una causa sposi questa.
E ora mi scusi, devo andare a preparare la cena per la mia famiglia, non so se anche Lei può dire di avere la stessa fortuna.

fonte Qelsi

venerdì 6 settembre 2013

Che lavoro fai?


Un giorno una signora di nome Anna andò a rinnovare la carta d’identità.
Quando le chiesero quale fosse la sua professione, rimase interdetta perché non sapeva come classificarsi. L’impiegato insistette: “Quello che le chiedo è se ha un lavoro”.
“Certo che ho un lavoro!", esclamò Anna. “Sono mamma."
“Essere mamma non lo consideriamo un lavoro. Scrivo “casalinga", disse freddamente l’impiegato.
Una sua amica, di nome Marta venne a sapere quello che le era successo e si fermò a pensarci su...Un giorno si trovò anche lei nella stessa situazione. L’impiegata era una donna in carriera, attiva e sicura di sé. Il modulo da riempire era enorme, interminabile.
La prima domanda era: “Qual è la sua professione?" Marta ci pensò un po’ e poi senza nemmeno sapere come rispose:

 “Mi occupo di sviluppo infantile e relazioni umane”.
L’impiegata fece una pausa e Marta dovette ripetere lentamente soffermandosi sulle parole più significative. Compilato il modulo, l’impiegata volle saperne di più. “Signora, posso chiederle che cosa fa esattamente?”. Senza la minima traccia di agitazione nella voce e con molta calma Marta spiegò:
“Sviluppo un programma a lungo termine, dentro e fuori di casa."
Pensando alla sua famiglia, continuò:

"Sono responsabile di una squadra ed ho ricevuto già quattro progetti. Lavoro in regime di coinvolgimento esclusivo 14 ore al giorno, a volte fino a 24 ore.”
Man mano che descriveva le sue responsabilità Marta notò un crescente tono di rispetto nella voce dell’impiegata.
Quando tornò a casa, Marta fu accolta dalla sua squadra: una ragazza di 13 anni, un bimbo di 7 e un altro di 3.
“Mamma, dove sono le mie scarpe? Mamma, mi aiuti ad allacciarle? Mamma il piccolino non smette di piangere. Mamma, mi vieni a prendere quando esco di scuola? Mamma vieni domani alla recita di fine d’anno? Vai a fare la spesa mamma?...Mamma....” Mentre preparava il pranzo poté ascoltare il suo ultimo progetto: un bebè di sei mesi, che si stava esercitando a provare tutte le tonalità di voce.
Felice, Marta prese in braccio il piccolino e pensò al grande compito della maternità, con le sue innumerevoli responsabilità e interminabili ore di straordinari...


lunedì 24 settembre 2012

Fondo di credito per i nuovi nati per il triennio 2012-2014

Finalmente con la legge di stabilità 2012 all’art.12 è stato prorogatoi, per gli anni 2012, 2013 e 2014, il Fondo di Credito per i nuovi nati. A questo Fondo possono accedere tutte le famiglie, senza limiti di reddito, con figli nati nel triennio indicato. Per esempio chi avesse avuto un figlio o lo avesse adottato entro il 31 dicembre 2012 ha tempo fino al 30 giugno 2013 per presentare domanda ed accedere al prestito agevolato.
Molte sono le banche che permettono di avere prestiti  per importi compresi tra 1.000 € e 5.000 € e rimborsabili da 12 fino a 60 mesi. I tassi di interesse applicati non dovranno essere superiori al 50% del TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) determinato ogni trimestre dalla Banca d’Italia sulla media dei tassi applicati dalle banche. Per quanto riguarda i prestiti personali, il TEGM valido per il trimestre attuale (luglio-settembre 2012) è di 12,34%.
Questo significa che il prestito per i nuovi nati potrà aver un tasso di interesse al massimo del 6,17%. Molte banche hanno un tasso ancora più basso che arriva fino al 5%; questo vuol dire che se richiedete 4000 € da pagare in 5 anni, la rata mensile sarà di circa 75 euro.
Il finanziamento chiaramente può essere utilizzato per qualunque tipo di esigenza, e quando arriva un bimbo spesso si devono affrontare nuove spese...Ben vengano quindi questa ed altre sovvenzioni per le famiglie!

domenica 23 settembre 2012

[Ricetta] - Pasticcini al cocco e cioccolato


Ecco la ricetta della mia amica Giulia per preparare dei buonissimi pasticcini al cocco e cioccolato

Ingredienti per i pan di Spagna:
2 uova | 300 gr farina | 250 gr zucchero | 4 tazzine di latte | 1 tazzina e mezzo di olio di oliva | 1 bustina di lievito

Preparazione 
Mischia gli ingredienti elencati con il frullino e versa in una teglia rettangolare su carta forno. In forno per...dipende dal forno, nel mio circa 15 minuti o 20... Fai delle prove.
 Quando il pan di Spagna e cotto fallo raffreddare e taglialo a quadretti con un coltello che hai tenuto in frigorifero per un po'.
Sciogli a bagnomaria 250 gr di cioccolato fondente e 100 gr. Di burro. Poi aggiungi a questo composto 17 cucchiai di latte e 10 di zucchero, sempre a bagnomaria, mescolando. Imbevi i vari quadretti di pan di Spagna con questo composto.
Raffredda, taglia e rotola nella farina di cocco. Poi metti in frigo e servili  freddi.



lunedì 10 settembre 2012

eBook gratis per bambini

Bimbook è "un blog che raccoglie dal web, i libri e gli eBook gratuiti per i bambini, genitori, educatori ed insegnanti". L'idea mi sembra molto bella e per questo la condivido qui. I libri sono categorizzati sia  per fascia d’età che per area d’interesse, in modo da semplificare la navigazione e la scelta di titoli utili.



Io mi sono scaricata il Manuale di Internet di Geronimo Stilton...
"La guida stratopica delle rete per conoscere assieme a Geronimo Stilton tutti i segreti di Internet. Un manuale gratis per imparare cosa sono i Social Network, i forum , i blog, le chat, i siti, i portali ... inoltre giochi, quiz e indovinelli e un dizionario internet."
Il libro è fatto veramente bene e devo dire che è stato molto utile anche per me :-D


 

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