Visualizzazione post con etichetta essere genitori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta essere genitori. Mostra tutti i post

giovedì 2 luglio 2015

Lettera aperta di una mamma all'on. Fedeli.


"on. Fedeli,
ascoltando le sue parole riguardo alla sua proposta di legge, lei dice che "vuole difendere nella loro unicità tutti i bambini e le bambine con l’introduzione nei vari livelli di istruzione della parità di genere. Tutto questo significa educare alle differenze e alla non violenza”, mi sono posta una domanda...
Ma secondo voi le uniche discriminazioni sono sessuali?
Ma secondo voi all'asilo o alla scuola primaria esistono bambini che non giocano con gli altri perché hanno fatto scelte sessuali differenti?

Non so che bambini frequentiate voi, ma io lavoro da più di 10 in ambito infantile e sono mamma e non ho mai sentito un bambino porsi problemi riguardo al tipo di scelta sessuale che voleva fare.
Piuttosto lavorando con bambini e ragazzini disabili ho sentito e visto tanti bambini non riuscire a integrarsi a scuola o in altri posti e soffrire del modo in cui venivano trattati.
Avendo un figlio con lievi tratti del disturbo pervasivo mi sono io stessa trovata a dover iscrivere mio figlio a delle lezioni di nuoto singole ( pagando il doppio) perché l'istruttore riteneva che mio figlio non fosse adeguato per stare in un gruppo o a non portarlo al parco giochi perché il ragazzino di turno vedendolo comportarsi in modo diverso ha chiesto "ma che sei Down?" ridendo...
E mio figlio fa una vita normalissima!
Mi chiedo: ma perché nessuno ha fatto un disegno di legge per loro? Per il bambino obeso, o per il "quattrocchi" o per i disabili che ancora nelle scuole vengono chiamati da alcuni insegnanti "bambini H". Perché nessuno ha fatto una legge per la "disabile-fobia"? Perché nessuno rischia un mese di carcere per aver messo la macchina sullo scivolo impedendo a una persona in carrozzina di poter andare a casa o a lavoro? Perché nessuno rischia di andare in carcere se dice a un disabile "ma che sei autistico"? Perché nessuno rischia di finire in carcere se dice che la condizione del Down non è la normalità?
Anzi...
Un bambino down o con una qualsiasi alterazione genetica, nasce così; quella è la sua normalità; eppure dal mondo intero viene definita "patologia" e nessuno grida allo scandalo, anzi si producono screening prenatali per poterli identificare e abortire con il beneplacito della legge che parla di aborto terapeutico. Perché nessuno grida allo scandalo? Perché in questo caso nessuno dice "ma se nascono così chi siamo noi per giudicare"?
Certe argomentazioni giuste o meno (non spetta a me dirlo) devono valere per tutti: non solo per alcuni a secondo delle convenienze!
Mi scusi, lei parla di permettere ai ragazzi di scegliere nella libertà cosa vogliono essere... Beh, un disabile, un bambino autistico, un bambino dislessico non può decidere!
Non si sceglie lui di essere "diverso"; eppure di loro non vi preoccupate minimamente!
In molte scuole mancano gli accorgimenti basilari per un bambino "speciale" (come mi piace definirli); non ci sono aule adeguate, non ci sono spazi e giochi adeguati a loro... Voi volete spendere milioni per i corsi di aggiornamento dei docenti sulla parità di genere... mentre la maggior parte degli insegnanti di sostegno non ha neanche idea di cosa abbia il bambino che deve seguire e tanto meno di come aiutarlo.
Perché invece di proporre questi pseudo-corsi che voi spacciate per insegnamento della tolleranza e delle differenze non cominciamo a insegnare ai bambini che Down non è un insulto, che "autistico" non è lo stesso che "stupido"? Piuttosto insegnamo a rispettare l'UOMO, insegnamo che tutti siamo umani, ognuno con le sue diversità che meritano rispetto che siano di razza, religione, luogo di nascita, diversità fisica e di pensiero, invece di insegnare che siamo tutti uguali che siamo intercambiabili, che ognuno può decidere liberamente di essere quello che vuole...: perché non è vero!
Le assicuro che un bambino che è paralizzato alle gambe, per quanto possa dire che si muove e che cammina, non inizierà a farlo solo perché decide!
Né un bambino down, solo perché decide, può essere diverso da quello che è... Questa è pura verità! Non è vero che si può sempre scegliere cosa essere; UN disabile NON Può!
Ma si può decidere di essere UOMINI con una dignità che esula dalle scelte. Solo insegnando questo si può evitare il bullismo e far fiorire la tolleranza. Solo se si rispetta prima di tutto l'essere umano in quanto valore si può andare d'accordo anche avendo idee diametralmente opposte. Non è tolleranza costringere tutti a pensarla come noi!
Spero di sbagliare, ma sembra proprio che gli unici che meritano rispetto e per cui siete disposti a fare di tutto sono le categorie che hanno alle spalle tanti soldi da fare girare e, certo, le associazioni dei genitori di bambini con patologie di diverso genere non hanno poteri forti alle spalle che possono influenzare politica ed economia... quindi contano poco...
Spero veramente di sbagliare ma purtroppo so che non è così!

Una mamma alquanto perplessa e arrabbiata!"

venerdì 28 marzo 2014

I papà a casa per allattare anche se la mamma è casalinga


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/11/allattamento-maschi-riposi-giornalieri.shtml?uuid=b7b35eb6-d349-11de-a4bd-1cde71b4a532&DocRulesView=Libero

Qualche tempo fa avevo parlato in questo post dei diritte delle mamme...
Prorpio in quel post avevo parlato del fatto che nel caso di lavorto autonomo della mamma il papà dipendente aveva diritto a usufruire del permesso giornaliero per l'allattamento...
Oggi (anche se è da un po') scopro qualcosa di nuovo e cioè  del diritto del papà ad usufruire dei cosidetti permessi di allattamento anche  nel caso di madre casalinga!

Il 25 novembre del 2009 , l’INPS con circolare nr 118, ha fornito una ulteriore integrazione alla circolare nr. 112/09 relativa appunto, a tale diritto.
Facciamo un passo indietro: con sentenza  nr.4293/2008 il Consiglio di Stato ha esteso la possibilità del padre lavoratore, di fruire dei riposi giornalieri (ex art. 40 D.Lgs. 151/01) anche nel caso in cui la madre sia casalinga e sia oggettivamente impossibilitata alla cura dei figli. In pratica si riconosceva la madre casalinga come una madre lavoratrice.

In attuazione della predetta sentenza, l’INPS emanava la circolare 112/2009, così prevedendo la possibilità di riconoscere al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi giornalieri anche nei casi di oggettiva impossibilità da parte della madre casalinga di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività (ad esempio accertamenti sanitari, partecipazione a pubblici concorsi, cure mediche ed altre simili).
La recente circolare INPS nr 118/09 del 25 novembre è intervenuta come chiarimento alla  lettera circolare C/2009 del 16.11.2009 del Ministero del Lavoro, della Salute e Politiche Sociali che, ribadendo il diritto del padre ai permessi di allattamento ne ha addirittura allargato la portata.  Infatti, il Ministero del lavoro, ha riconosciuto il diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri, ex art. 40 del T.U. 151/2001, sempre nel caso di madre casalinga, senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino.

In pratica quindi, ora il papà può usufruire liberamente dei congedi parentali a prescindere se la madre sia casalinga o meno e, se la stessa sia impossibilitata o no alla cura del bimbo. La circolare, conclude precisando che “per quanto non previsto con la presente circolare resta fermo il disposto della circolare 112/2009.”

Certo c'è da fare i conti col datore di lavoro del papà e anche con i colleghi...Anche se è un diritto ti guardano storto e spesso ti mettono in condizione di rinunciarci...Speriamo che prima o poi tutti capiscano che la famiglia non è solo il primo e fondamentale nucleo di una società, ma anche il luogo mentale e fisico dove nasce la coscienza di ciascuno di noi e quindi va rispettato e tutelato!

mercoledì 15 gennaio 2014

Perché la maggior parte delle famiglie ha 2 figli


Un bellissimo articolo sulla bellezza della maternità
Testo originale (2010): Lindsay Boever
Traduzione: Mara Celani

Questo potrebbe risultare un articolo involontariamente controverso.
La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare.  WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri.  Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall’ultima volta che che avevo controllato 10 anni fa
Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli.  Veramente.  Sognavo una casa piena di bambini e neonati.  Non capivo affatto la realtà della maternità.  Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina.  Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato.  Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato.  Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio.  

Ho avuto il mio primo figlio e me ne  sono innamorata perdutamente.
Come la maggior parte delle madri con i loro primi figli ero meticolosa su tutto.
Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull’essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita.  Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta.  Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente.  La tua vita non è più solo tua...per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò:  “Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro.”  Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato,  allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc.  Non c’è un barometro nella maternità.  Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: “Brava, hai gestito bene quella crisi!” oppure: “Bene! ottima scelta per la vaccinazione!” oppure: “Gran bel cambio di pannolino!”.  Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.

Sembra che intorno alla scadenza del secondo anno, la maggior parte delle persone si arrischi ad avere un altro figlio. Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli.  Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose.  Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli.  Probabilmente lei neanche lo sa.  Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato TUTTA LA MIA ATTENZIONE.  Poi ne ho avuto un altro al quale SENTIVO CHE AVREI DOVUTO DARE TUTTA LA MIA ATTENZIONE.  Questo era davvero un compito impossibile.  Chi può farcela?  Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente.  Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro.  Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno.  Poi vedevo madri di dieci figli…. SENTI QUESTA: DA SOLE ALLO ZOO!… e anche sorridenti.
Quando vivevamo in Oklahoma mettevo nel bagaglio abbastanza giocattoli perché nelle otto ore di viaggio avessero qualcosa di nuovo da guardare ogni 2,3 minuti.  Era ridicolo.  A messa ci portavamo un buffet, così che non passasse un attimo in quell’ora senza che potessero mangiare o guardare qualcosa.  Non guidavo MAI per più di un’ora da sola perché: potrebbero piangere o qualcosa del genere, cosa che non doveva succedere. 

E’ la prima volta da quando sei madre che ne hai uno che gattona e in più un neonato.  Mia madre dice sempre che la maggior parte dei bambini diventa normale al loro primo compleanno.  Il che significa: questa cosa l’ho vista e rivista.  Tu hai questo bambino dolce bello innocente che fa tutto ciò che dovrebbe per il suo primo anno di vita e poi… qualcosa succede. Comincia ad avere le sue opinioni.  Come osa pensare da sé? Improvvisamente fa capricci in pubblico, inarca la schiena, si sdraia per terra, si arrampica su qualsiasi cosa, va a pescare nel water, diventa un mangiatore schizzinoso.  Loro sono un disastro e tu sei un disastro.  Mi ricordo una mia cara amica che piangeva sulle foto del suo bambino da piccolo per la metamorfosi subita nel suo secondo anno di vita. Mai prima di allora ti eri trovata davanti a continue decisioni su come gestire quel polipo che ti ritrovi in casa. In più hai un neonato per il quale il cuore della notte è il momento di massima attività. Nota bene: il gattonatore che ha dormito nella stanza accanto per 13 ore di fila non essendo informato si sveglia comunque per far festa alle sei di mattina.  Come faceva a non sapere che tu hai preso sonno solo alle 5 e mezzo? 

Davvero, chi continuerebbe a fare una cosa del genere? Sei così stanco e sopraffatto che tu sai che Dio non può volere che uno viva in in quel modo.
E tu ti trovi a dire: “Non sono in grado di essere una buona madre per i due che ho, perché dovrei farne altri?”  “Non riesco a immaginare di sentirmi così per i resto della mia vita.”  “Posso usare i miei talenti in modi più produttivi che non siano avere altri bambini”. “Ero molto più paziente prima di avere dei figli” “Non sono utile a nessuno in questo stato”.
Questa vocina nella tua testa non viene da Dio. E’ il demonio che prova a scoraggiarti dal fare il più importante lavoro che tu possa mai fare.

Vedi, come ogni nuovo lavoro, qualcosa comincia a cambiare dopo due bambini, (alcuni dicono dopo tre, ma la maggior parte due). Cominci a abituarti al tuo nuovo lavoro.  Tutte le tue piccole paure e domande non sono più costantemente presenti.  Cominci a vedere fasi nei tuoi bambini e sai che che normalmente “anche questo passerà”. Cominci ad avere una pacifica accettazione della tua “promozione” e cominci a vederla in questo modo.  Come facevo a sentirmi più stanca con un bambino di quanto non lo sia adesso con sei?  Perchè non è più un problema guidare per otto ore da sola con tutti i miei figli ma fino a pochi anni fa non avrei guidato per 30 minuti con uno solo?  Come mai adesso riecco a fare tre ore di viaggio per andare a trovare mia madre e ogni figlio si accontenta di un solo libro per tutto il viaggio quando in passato avevano un giocattolo per ogni 5 minuti e i viaggi erano così faticosi e snervanti? 

TU COMINCI A CAMBIARE.  Cominci a vedere ogni figlio molto diverso.  Cominci a guardare il più grande non come a uno di cinque anni, ma con la prospettiva, del tutto nuova, di uno che vivrà a casa ancora solo per altri 13 anni.  Ti godi la loro infanzia, e sei consapevole che la maggior parte delle cose che fanno sono fasi. Ti accorgi di quanto vola il tempo, e cerchi di rallentare. Tu sai che possono dormire o non dormire, e anche se non dormono, improvvisamente e stranamente diventa: “Va bene uguale”.  Perché succede questo?  Quando avevo solo Dominic mi dovevo alzare nel mezzo della notte, io ero veramente la persona più stanca di tutta l’America. Davvero. Avevo bisogno di due sonnellini durante la giornata perché mi sentivo davvero molto stanca. Ma poi ti adatti.  Ora non mi sento più così stanca come quando avevo solo un bambino. Tu vai avanti e Dio ti fa andare avanti. 
Una madre di nove figli molto saggia mi disse una volta: “I giorni sono lunghi ma gli anni sono 
brevi.” Vorrei cambiarlo in: “Alcuni giorni sono lunghi, ma gli anni sono davvero troppo brevi.” Cominci a vedere come le cose cambiano da una stagione all’altra. Ti ritrovi a dire: “Solo l’estate scorsa gli piaceva correre in bici fuori, ora è più tranquillo e vuole stare dentro mentre noi usciamo.”  

Vedi, queste sono  le lezioni alla scuola della maternità.  Con ogni nuovo figlio hai una promozione.  Dio ci cesella e ci rifinisce e ci fa belle.  Perché le madri di famiglie numerose sono edificanti? Perché ci piace star loro vicino? Non fraintendetemi, non voglio dire che le madri due figli non hanno niente da insegnarci.  Non è questo che voglio dire.  Quello che voglio dire è che in ogni lavoro la persona che è stata lì più a lungo e ha più esperienza è piuttosto saggia.  Ci sono persone che vorrebbero dei figli ma non possono avere.  Le persone forse non sono sagge a meno che non abbiano figli e specialmente molti  figli? No, niente affatto. Tutti hanno qualcosa da insegnare.  Non sono qui a darmi pacche sulla spalla (sono ancora in mezzo al guado). 

Scrivo per incoraggiare e semplicemente per dire: ”Vai avanti.”  Il mondo ti dice di fermarti. Ma il mio punto è semplicemente: se se sei stata benedetta con il dono della fertilità per favore, mostralo al mondo.  Se per qualche ragione Dio decidesse di non mandarci più figli, io prego che noi sappiamo spendere le nostre vite per glorificarlo in qualunque strada ci voglia portare. Ho molti amici e parenti che ancora non hanno figli e che danno gloria a Dio magnificamente con le loro vite e e la loro apertura all’adozione e e altre grandi cose.  Io scrivo per incoraggiare madri giovani e meno giovani ad andare avanti. 

Una vita in più.  Un’anima in più.  Una nuova persona in più.
Le possibilità di una nuova persona incredibili.  Incontro così tante donne che vorrebbero aver avuto più figli, ma non ne ho mai conosciuta nessuna che rimpianga di averne avuti troppi.   Dio ha dato alle donne il dono della fertilità per pochi anni della vita con la prospettiva dell’eternità. Io prego di far tesoro di questo dono e di usarlo saggiamente. Mio fratello Dominic era il settimo nella nostra famiglia. Come facevano i miei a sapere, quando è nato, che diciotto anni dopo lui si sarebbe occupato di mio padre durante i sui ultimi giorni di vita su questa terra? Le scene che ho visto di Dominic e mio padre ancora mi fanno piangere.  Vedere un giovanotto robusto di 18 anni sollevare suo padre invalido dalla sua sedia a rotelle dandogli una così bella dignità.  Vedevo Dominic voltarsi e piangere così spesso.  Era commovente.  Quale dono e privilegio ha avuto Dominic nel prendersi cura di lui.  Lo zio di John, Fran è il decimo di dodici figli.  E’ un  medico e ha passato molti anni lavorando come volontario in Australia tra i più poveri dei poveri. Ha risanato le vite delle persone con il dono della medicina. Ha ridato la vista e l’udito a centinaia di persone, ha cambiato così tante vite. Io credo che ogni lavoro è importante, ma niente è più importante che portare anime in questa terra con la possibilità di un’esistenza eterna con Dio per sempre. Io ti prego, donna,  di renderti conto di quanto sei privilegiata a poter mettere al mondo dei figli. Doniamo a Dio il nostro essere senza riserve e lasciamo che sia Lui a scrivere la storia della nostra vita e delle vite che Lui sceglie di donare.   Per qualche ragione Dio non ci rivela il finale della nostra storia.  Perciò ci dobbiamo fidare. 

Come diceva Madre Teresa: “Voglio essere una matita nella Sua mano.”

lunedì 30 settembre 2013

Cara Boldrini, sono una mamma che serve la famiglia a tavola e ne va fiera

Le parole della Boldrini sono state un offesa per molte donne e mamme...
Condivido volentieri la bella lettera di Silvia Cirocchi rivolta al nostro Presidente della Camera:


Laura BoldriniCara Presidente Boldrini,
Lei ha un dono innato, che è quello di riuscire a sminuire il ruolo della donna come pochi altri. Incredibilmente si accanisce nel disperato tentativo di ergersi a paladina del sesso femminile e come in ogni tragicommedia che si rispetti ottiene il risultato opposto.
Con queste Sue affermazioni è riuscita ad offendere non solo la quasi totalità delle donne, ma anche la figura della famiglia, così come gli italiani la concepiscono. Perché, Presidente, la famiglia non è composta dal Genitore 1 che serve a tavola il Genitore 2 e la rispettiva prole in una situazione di sottomissione, la famiglia come la vediamo noi è un po’ diversa. Ha presente il piacere che può provare una madre – mi perdoni se mi permetto di utilizzare un termine così obsoleto – dopo una giornata di duro lavoro a preparare una cena per suo marito e i loro figli, servirli a tavola e trascorrere con loro probabilmente l’unico momento della giornata davvero in famiglia?
Se non lo sa glielo dico io, e Le dico anche che nel vedere in una pubblicità una mamma che porta la cena a tavola non c’è nulla che sminuisca o offenda la figura della donna. Mia nonna ha dedicato la sua vita a fare questo e mi creda, non ha avuto rimpianti nemmeno per un secondo.
Io lavoro, e quando cucino trascorro uno dei pochi momenti rilassanti della giornata proprio perché so che li trascorrerò con mio marito e mio figlio.
Negli altri Paesi europei una pubblicità simile non sarebbe mai stata trasmessa? Non ne dubito, gli altri Paesi non sono l’Italia, non hanno la nostra cultura per il cibo e le nostre abitudini familiari.
Probabilmente gli altri Paesi europei non hanno nemmeno un Presidente della Camera che crede di dover rappresentare il popolo femminile.
Presidente faccia il Suo lavoro, faccia ciò che compete alla terza carica dello Stato. Il Suo è un ruolo istituzionale, non una missione umanitaria, il parlamento ha eletto un rappresentante di SEL, non Madre Teresa di Calcutta.
La disparità tra uomo e donna cesserà quando si smetterà di vedere la donna come un essere indifeso da tutelare e proteggere. Solo allora ci sarà davvero un rapporto paritario. Se proprio vuole sposare una causa sposi questa.
E ora mi scusi, devo andare a preparare la cena per la mia famiglia, non so se anche Lei può dire di avere la stessa fortuna.

fonte Qelsi

venerdì 6 settembre 2013

Che lavoro fai?


Un giorno una signora di nome Anna andò a rinnovare la carta d’identità.
Quando le chiesero quale fosse la sua professione, rimase interdetta perché non sapeva come classificarsi. L’impiegato insistette: “Quello che le chiedo è se ha un lavoro”.
“Certo che ho un lavoro!", esclamò Anna. “Sono mamma."
“Essere mamma non lo consideriamo un lavoro. Scrivo “casalinga", disse freddamente l’impiegato.
Una sua amica, di nome Marta venne a sapere quello che le era successo e si fermò a pensarci su...Un giorno si trovò anche lei nella stessa situazione. L’impiegata era una donna in carriera, attiva e sicura di sé. Il modulo da riempire era enorme, interminabile.
La prima domanda era: “Qual è la sua professione?" Marta ci pensò un po’ e poi senza nemmeno sapere come rispose:

 “Mi occupo di sviluppo infantile e relazioni umane”.
L’impiegata fece una pausa e Marta dovette ripetere lentamente soffermandosi sulle parole più significative. Compilato il modulo, l’impiegata volle saperne di più. “Signora, posso chiederle che cosa fa esattamente?”. Senza la minima traccia di agitazione nella voce e con molta calma Marta spiegò:
“Sviluppo un programma a lungo termine, dentro e fuori di casa."
Pensando alla sua famiglia, continuò:

"Sono responsabile di una squadra ed ho ricevuto già quattro progetti. Lavoro in regime di coinvolgimento esclusivo 14 ore al giorno, a volte fino a 24 ore.”
Man mano che descriveva le sue responsabilità Marta notò un crescente tono di rispetto nella voce dell’impiegata.
Quando tornò a casa, Marta fu accolta dalla sua squadra: una ragazza di 13 anni, un bimbo di 7 e un altro di 3.
“Mamma, dove sono le mie scarpe? Mamma, mi aiuti ad allacciarle? Mamma il piccolino non smette di piangere. Mamma, mi vieni a prendere quando esco di scuola? Mamma vieni domani alla recita di fine d’anno? Vai a fare la spesa mamma?...Mamma....” Mentre preparava il pranzo poté ascoltare il suo ultimo progetto: un bebè di sei mesi, che si stava esercitando a provare tutte le tonalità di voce.
Felice, Marta prese in braccio il piccolino e pensò al grande compito della maternità, con le sue innumerevoli responsabilità e interminabili ore di straordinari...


martedì 21 agosto 2012

"Non esiste un problema dei figli, ma il problema dei genitori"

"[...] È puro umorismo dire che, siccome il problema dell' educazione dei giovani interessa la collettività, bisogna risolverlo collettivamente potenziando e finanziando i gruppi di giovani e lasciando a questi gruppi l' educazione dei ragazzi, mentre i genitori riuniti a loro volta in gruppi discutono sul modo migliore di educare i figli attraverso i gruppi. 'Onora il padre e la madre'. Per me il problema dell' educazione dei giovani è tutto lì: impostato e risolto [...] I primi a onorare il padre e la madre debbono essere il padre e la madre. Così come i primi a rispettare i vecchi debbono essere i vecchi. La vegliarda che si addobba, si pittura e scodinzola come una giovanetta e il vecchio bacucco che bamboleggia come un ragazzino mancano di rispetto alla vecchiaia e non possono poi pretendere che i giovani li rispettino. Il padre e la madre devono rendersi onorevoli, comportandosi, cioè, in modo tale d' aver diritto alla stima e al rispetto dei figli. E, per ottenere questo, bisogna innanzitutto comportarsi nel modo opposto a quello consigliato dal sociologo: non rinunciare alle responsabilità e alla coscienza personali creando delle fasulle responsabilità e coscienza collettive. E comportarsi da genitori perchè i figli non vogliono un padre-amico ma un padre-padre e una madre-madre. Ma è troppo faticoso e difficile insegnare ai figli l' onestà comportandosi onestamente. È più facile scrivere ai giornali e alla televisione scaricando l' onere dell' educazione dei figli sulla collettività, sullo Stato e sulle organizzazioni varie. Non esiste un problema dei figli, ma il problema dei genitori."

Tratto da "Vita con Giò" di Giovanni Guareschi (1965)


 

mamma a tempo pieno Copyright © 2009 Cookiez is Designed by Ipietoon for Free Blogger Template