9 anni fa
mercoledì 15 gennaio 2014
Perché la maggior parte delle famiglie ha 2 figli
Un bellissimo articolo sulla bellezza della maternità
Testo originale (2010): Lindsay Boever
Traduzione: Mara Celani
Questo potrebbe risultare un articolo involontariamente controverso.
La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare. WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri. Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall’ultima volta che che avevo controllato 10 anni fa
Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli. Veramente. Sognavo una casa piena di bambini e neonati. Non capivo affatto la realtà della maternità. Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina. Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato. Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato. Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio.
Ho avuto il mio primo figlio e me ne sono innamorata perdutamente.
Come la maggior parte delle madri con i loro primi figli ero meticolosa su tutto.
Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull’essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita. Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta. Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente. La tua vita non è più solo tua...per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò: “Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro.” Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato, allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc. Non c’è un barometro nella maternità. Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: “Brava, hai gestito bene quella crisi!” oppure: “Bene! ottima scelta per la vaccinazione!” oppure: “Gran bel cambio di pannolino!”. Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.
Sembra che intorno alla scadenza del secondo anno, la maggior parte delle persone si arrischi ad avere un altro figlio. Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli. Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose. Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli. Probabilmente lei neanche lo sa. Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato TUTTA LA MIA ATTENZIONE. Poi ne ho avuto un altro al quale SENTIVO CHE AVREI DOVUTO DARE TUTTA LA MIA ATTENZIONE. Questo era davvero un compito impossibile. Chi può farcela? Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente. Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro. Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno. Poi vedevo madri di dieci figli…. SENTI QUESTA: DA SOLE ALLO ZOO!… e anche sorridenti.
Quando vivevamo in Oklahoma mettevo nel bagaglio abbastanza giocattoli perché nelle otto ore di viaggio avessero qualcosa di nuovo da guardare ogni 2,3 minuti. Era ridicolo. A messa ci portavamo un buffet, così che non passasse un attimo in quell’ora senza che potessero mangiare o guardare qualcosa. Non guidavo MAI per più di un’ora da sola perché: potrebbero piangere o qualcosa del genere, cosa che non doveva succedere.
E’ la prima volta da quando sei madre che ne hai uno che gattona e in più un neonato. Mia madre dice sempre che la maggior parte dei bambini diventa normale al loro primo compleanno. Il che significa: questa cosa l’ho vista e rivista. Tu hai questo bambino dolce bello innocente che fa tutto ciò che dovrebbe per il suo primo anno di vita e poi… qualcosa succede. Comincia ad avere le sue opinioni. Come osa pensare da sé? Improvvisamente fa capricci in pubblico, inarca la schiena, si sdraia per terra, si arrampica su qualsiasi cosa, va a pescare nel water, diventa un mangiatore schizzinoso. Loro sono un disastro e tu sei un disastro. Mi ricordo una mia cara amica che piangeva sulle foto del suo bambino da piccolo per la metamorfosi subita nel suo secondo anno di vita. Mai prima di allora ti eri trovata davanti a continue decisioni su come gestire quel polipo che ti ritrovi in casa. In più hai un neonato per il quale il cuore della notte è il momento di massima attività. Nota bene: il gattonatore che ha dormito nella stanza accanto per 13 ore di fila non essendo informato si sveglia comunque per far festa alle sei di mattina. Come faceva a non sapere che tu hai preso sonno solo alle 5 e mezzo?
Davvero, chi continuerebbe a fare una cosa del genere? Sei così stanco e sopraffatto che tu sai che Dio non può volere che uno viva in in quel modo.
E tu ti trovi a dire: “Non sono in grado di essere una buona madre per i due che ho, perché dovrei farne altri?” “Non riesco a immaginare di sentirmi così per i resto della mia vita.” “Posso usare i miei talenti in modi più produttivi che non siano avere altri bambini”. “Ero molto più paziente prima di avere dei figli” “Non sono utile a nessuno in questo stato”.
Questa vocina nella tua testa non viene da Dio. E’ il demonio che prova a scoraggiarti dal fare il più importante lavoro che tu possa mai fare.
Vedi, come ogni nuovo lavoro, qualcosa comincia a cambiare dopo due bambini, (alcuni dicono dopo tre, ma la maggior parte due). Cominci a abituarti al tuo nuovo lavoro. Tutte le tue piccole paure e domande non sono più costantemente presenti. Cominci a vedere fasi nei tuoi bambini e sai che che normalmente “anche questo passerà”. Cominci ad avere una pacifica accettazione della tua “promozione” e cominci a vederla in questo modo. Come facevo a sentirmi più stanca con un bambino di quanto non lo sia adesso con sei? Perchè non è più un problema guidare per otto ore da sola con tutti i miei figli ma fino a pochi anni fa non avrei guidato per 30 minuti con uno solo? Come mai adesso riecco a fare tre ore di viaggio per andare a trovare mia madre e ogni figlio si accontenta di un solo libro per tutto il viaggio quando in passato avevano un giocattolo per ogni 5 minuti e i viaggi erano così faticosi e snervanti?
TU COMINCI A CAMBIARE. Cominci a vedere ogni figlio molto diverso. Cominci a guardare il più grande non come a uno di cinque anni, ma con la prospettiva, del tutto nuova, di uno che vivrà a casa ancora solo per altri 13 anni. Ti godi la loro infanzia, e sei consapevole che la maggior parte delle cose che fanno sono fasi. Ti accorgi di quanto vola il tempo, e cerchi di rallentare. Tu sai che possono dormire o non dormire, e anche se non dormono, improvvisamente e stranamente diventa: “Va bene uguale”. Perché succede questo? Quando avevo solo Dominic mi dovevo alzare nel mezzo della notte, io ero veramente la persona più stanca di tutta l’America. Davvero. Avevo bisogno di due sonnellini durante la giornata perché mi sentivo davvero molto stanca. Ma poi ti adatti. Ora non mi sento più così stanca come quando avevo solo un bambino. Tu vai avanti e Dio ti fa andare avanti.
Una madre di nove figli molto saggia mi disse una volta: “I giorni sono lunghi ma gli anni sono
brevi.” Vorrei cambiarlo in: “Alcuni giorni sono lunghi, ma gli anni sono davvero troppo brevi.” Cominci a vedere come le cose cambiano da una stagione all’altra. Ti ritrovi a dire: “Solo l’estate scorsa gli piaceva correre in bici fuori, ora è più tranquillo e vuole stare dentro mentre noi usciamo.”
Vedi, queste sono le lezioni alla scuola della maternità. Con ogni nuovo figlio hai una promozione. Dio ci cesella e ci rifinisce e ci fa belle. Perché le madri di famiglie numerose sono edificanti? Perché ci piace star loro vicino? Non fraintendetemi, non voglio dire che le madri due figli non hanno niente da insegnarci. Non è questo che voglio dire. Quello che voglio dire è che in ogni lavoro la persona che è stata lì più a lungo e ha più esperienza è piuttosto saggia. Ci sono persone che vorrebbero dei figli ma non possono avere. Le persone forse non sono sagge a meno che non abbiano figli e specialmente molti figli? No, niente affatto. Tutti hanno qualcosa da insegnare. Non sono qui a darmi pacche sulla spalla (sono ancora in mezzo al guado).
Scrivo per incoraggiare e semplicemente per dire: ”Vai avanti.” Il mondo ti dice di fermarti. Ma il mio punto è semplicemente: se se sei stata benedetta con il dono della fertilità per favore, mostralo al mondo. Se per qualche ragione Dio decidesse di non mandarci più figli, io prego che noi sappiamo spendere le nostre vite per glorificarlo in qualunque strada ci voglia portare. Ho molti amici e parenti che ancora non hanno figli e che danno gloria a Dio magnificamente con le loro vite e e la loro apertura all’adozione e e altre grandi cose. Io scrivo per incoraggiare madri giovani e meno giovani ad andare avanti.
Una vita in più. Un’anima in più. Una nuova persona in più.
Le possibilità di una nuova persona incredibili. Incontro così tante donne che vorrebbero aver avuto più figli, ma non ne ho mai conosciuta nessuna che rimpianga di averne avuti troppi. Dio ha dato alle donne il dono della fertilità per pochi anni della vita con la prospettiva dell’eternità. Io prego di far tesoro di questo dono e di usarlo saggiamente. Mio fratello Dominic era il settimo nella nostra famiglia. Come facevano i miei a sapere, quando è nato, che diciotto anni dopo lui si sarebbe occupato di mio padre durante i sui ultimi giorni di vita su questa terra? Le scene che ho visto di Dominic e mio padre ancora mi fanno piangere. Vedere un giovanotto robusto di 18 anni sollevare suo padre invalido dalla sua sedia a rotelle dandogli una così bella dignità. Vedevo Dominic voltarsi e piangere così spesso. Era commovente. Quale dono e privilegio ha avuto Dominic nel prendersi cura di lui. Lo zio di John, Fran è il decimo di dodici figli. E’ un medico e ha passato molti anni lavorando come volontario in Australia tra i più poveri dei poveri. Ha risanato le vite delle persone con il dono della medicina. Ha ridato la vista e l’udito a centinaia di persone, ha cambiato così tante vite. Io credo che ogni lavoro è importante, ma niente è più importante che portare anime in questa terra con la possibilità di un’esistenza eterna con Dio per sempre. Io ti prego, donna, di renderti conto di quanto sei privilegiata a poter mettere al mondo dei figli. Doniamo a Dio il nostro essere senza riserve e lasciamo che sia Lui a scrivere la storia della nostra vita e delle vite che Lui sceglie di donare. Per qualche ragione Dio non ci rivela il finale della nostra storia. Perciò ci dobbiamo fidare.
Come diceva Madre Teresa: “Voglio essere una matita nella Sua mano.”
domenica 22 dicembre 2013
Canzoni di Natale per bambini
E' tempo di Natale, è il tempo dei bambini. L'albero, il presepe, le luci colorate sono gli elementi base...Ma per rendere pieno il sapore del Natale a casa nostra non può mancare la colonna sonora giusta! E allora oltre alle classiche compilation per adulti (tipo Christmas di Michael Bublè e Merry Christmas di Mariah Carey) ecco che spuntano delle bellissimi canzoncine natalizie per i bambini.
Girando su Internet ho trovato questa graziosa raccolta (si può scaricare da qui) che piace moooolto ai miei bambini!
1) Nei Paesi Antichi
2) Mestieri Di Oggi E Di Ieri
3) Nella Palestina Terra Di Gesù
4) Al Tempo Di Gesù
5) Una Notte A Betlemme
6) Partirono I Magi
7) Grazie Bambino Gesù
8) Girotondi Di Natale
9) Notte Magica
10) Lo Stelliere
E proprio l'ultima, lo Stelliere (scritta tra gli altri da Edoardo Bennato) è una delle più carine:
lunedì 30 settembre 2013
Cara Boldrini, sono una mamma che serve la famiglia a tavola e ne va fiera
Le parole della Boldrini sono state un offesa per molte donne e mamme...
Condivido volentieri la bella lettera di Silvia Cirocchi rivolta al nostro Presidente della Camera:
Cara Presidente Boldrini,
Lei ha un dono innato, che è quello di riuscire a sminuire il ruolo della donna come pochi altri. Incredibilmente si accanisce nel disperato tentativo di ergersi a paladina del sesso femminile e come in ogni tragicommedia che si rispetti ottiene il risultato opposto.
Con queste Sue affermazioni è riuscita ad offendere non solo la quasi totalità delle donne, ma anche la figura della famiglia, così come gli italiani la concepiscono. Perché, Presidente, la famiglia non è composta dal Genitore 1 che serve a tavola il Genitore 2 e la rispettiva prole in una situazione di sottomissione, la famiglia come la vediamo noi è un po’ diversa. Ha presente il piacere che può provare una madre – mi perdoni se mi permetto di utilizzare un termine così obsoleto – dopo una giornata di duro lavoro a preparare una cena per suo marito e i loro figli, servirli a tavola e trascorrere con loro probabilmente l’unico momento della giornata davvero in famiglia?
Se non lo sa glielo dico io, e Le dico anche che nel vedere in una pubblicità una mamma che porta la cena a tavola non c’è nulla che sminuisca o offenda la figura della donna. Mia nonna ha dedicato la sua vita a fare questo e mi creda, non ha avuto rimpianti nemmeno per un secondo.
Io lavoro, e quando cucino trascorro uno dei pochi momenti rilassanti della giornata proprio perché so che li trascorrerò con mio marito e mio figlio.
Negli altri Paesi europei una pubblicità simile non sarebbe mai stata trasmessa? Non ne dubito, gli altri Paesi non sono l’Italia, non hanno la nostra cultura per il cibo e le nostre abitudini familiari.
Probabilmente gli altri Paesi europei non hanno nemmeno un Presidente della Camera che crede di dover rappresentare il popolo femminile.
Presidente faccia il Suo lavoro, faccia ciò che compete alla terza carica dello Stato. Il Suo è un ruolo istituzionale, non una missione umanitaria, il parlamento ha eletto un rappresentante di SEL, non Madre Teresa di Calcutta.
La disparità tra uomo e donna cesserà quando si smetterà di vedere la donna come un essere indifeso da tutelare e proteggere. Solo allora ci sarà davvero un rapporto paritario. Se proprio vuole sposare una causa sposi questa.
E ora mi scusi, devo andare a preparare la cena per la mia famiglia, non so se anche Lei può dire di avere la stessa fortuna.
Condivido volentieri la bella lettera di Silvia Cirocchi rivolta al nostro Presidente della Camera:
Lei ha un dono innato, che è quello di riuscire a sminuire il ruolo della donna come pochi altri. Incredibilmente si accanisce nel disperato tentativo di ergersi a paladina del sesso femminile e come in ogni tragicommedia che si rispetti ottiene il risultato opposto.
Con queste Sue affermazioni è riuscita ad offendere non solo la quasi totalità delle donne, ma anche la figura della famiglia, così come gli italiani la concepiscono. Perché, Presidente, la famiglia non è composta dal Genitore 1 che serve a tavola il Genitore 2 e la rispettiva prole in una situazione di sottomissione, la famiglia come la vediamo noi è un po’ diversa. Ha presente il piacere che può provare una madre – mi perdoni se mi permetto di utilizzare un termine così obsoleto – dopo una giornata di duro lavoro a preparare una cena per suo marito e i loro figli, servirli a tavola e trascorrere con loro probabilmente l’unico momento della giornata davvero in famiglia?
Se non lo sa glielo dico io, e Le dico anche che nel vedere in una pubblicità una mamma che porta la cena a tavola non c’è nulla che sminuisca o offenda la figura della donna. Mia nonna ha dedicato la sua vita a fare questo e mi creda, non ha avuto rimpianti nemmeno per un secondo.
Io lavoro, e quando cucino trascorro uno dei pochi momenti rilassanti della giornata proprio perché so che li trascorrerò con mio marito e mio figlio.
Negli altri Paesi europei una pubblicità simile non sarebbe mai stata trasmessa? Non ne dubito, gli altri Paesi non sono l’Italia, non hanno la nostra cultura per il cibo e le nostre abitudini familiari.
Probabilmente gli altri Paesi europei non hanno nemmeno un Presidente della Camera che crede di dover rappresentare il popolo femminile.
Presidente faccia il Suo lavoro, faccia ciò che compete alla terza carica dello Stato. Il Suo è un ruolo istituzionale, non una missione umanitaria, il parlamento ha eletto un rappresentante di SEL, non Madre Teresa di Calcutta.
La disparità tra uomo e donna cesserà quando si smetterà di vedere la donna come un essere indifeso da tutelare e proteggere. Solo allora ci sarà davvero un rapporto paritario. Se proprio vuole sposare una causa sposi questa.
E ora mi scusi, devo andare a preparare la cena per la mia famiglia, non so se anche Lei può dire di avere la stessa fortuna.
fonte Qelsi
venerdì 6 settembre 2013
Che lavoro fai?
Un giorno una signora di nome Anna andò a rinnovare la carta d’identità.
Quando le chiesero quale fosse la sua professione, rimase interdetta perché non sapeva come classificarsi. L’impiegato insistette: “Quello che le chiedo è se ha un lavoro”.
“Certo che ho un lavoro!", esclamò Anna. “Sono mamma."
“Essere mamma non lo consideriamo un lavoro. Scrivo “casalinga", disse freddamente l’impiegato.
Una sua amica, di nome Marta venne a sapere quello che le era successo e si fermò a pensarci su...Un giorno si trovò anche lei nella stessa situazione. L’impiegata era una donna in carriera, attiva e sicura di sé. Il modulo da riempire era enorme, interminabile.
La prima domanda era: “Qual è la sua professione?" Marta ci pensò un po’ e poi senza nemmeno sapere come rispose:
“Mi occupo di sviluppo infantile e relazioni umane”.
L’impiegata fece una pausa e Marta dovette ripetere lentamente soffermandosi sulle parole più significative. Compilato il modulo, l’impiegata volle saperne di più. “Signora, posso chiederle che cosa fa esattamente?”. Senza la minima traccia di agitazione nella voce e con molta calma Marta spiegò:
“Sviluppo un programma a lungo termine, dentro e fuori di casa."
Pensando alla sua famiglia, continuò:
"Sono responsabile di una squadra ed ho ricevuto già quattro progetti. Lavoro in regime di coinvolgimento esclusivo 14 ore al giorno, a volte fino a 24 ore.”
Man mano che descriveva le sue responsabilità Marta notò un crescente tono di rispetto nella voce dell’impiegata.
Quando tornò a casa, Marta fu accolta dalla sua squadra: una ragazza di 13 anni, un bimbo di 7 e un altro di 3.
“Mamma, dove sono le mie scarpe? Mamma, mi aiuti ad allacciarle? Mamma il piccolino non smette di piangere. Mamma, mi vieni a prendere quando esco di scuola? Mamma vieni domani alla recita di fine d’anno? Vai a fare la spesa mamma?...Mamma....” Mentre preparava il pranzo poté ascoltare il suo ultimo progetto: un bebè di sei mesi, che si stava esercitando a provare tutte le tonalità di voce.
Felice, Marta prese in braccio il piccolino e pensò al grande compito della maternità, con le sue innumerevoli responsabilità e interminabili ore di straordinari...
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